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il contenuto dei romanzi

Ce texte est diffusé avec l'aimable autorisation de Massimiliano Badiali.



C A P I T O L O IV
Pour vos cadeaux





1. Introduzione all’opera

Pour vos cadeaux è il romanzo che completa la rievocazione della saga provinciale della famiglia Rouaud. Se nei primi tre libri, il romanziere ci ha parlato soprattutto del padre o meglio della sua assenza, Pour vos cadeaux è tutto consacrato a colei che è rimasta in ombra finora: la madre.
Il luogo geografico e il nucleo familiare sono gli stessi: la Loira inferiore, dagli anni quaranta ai sessanta, è il quadro alla descrizione della vita di Anne.

1- J.L. EZINE, Le nouveau Rouaud, in « Le Nouvel Observateur », 26 Febbraio-4 Marzo, pag. 3 ;

2- sta per Pour vos cadeaux







3- Alla pagina 162 di Des hommes ilustres la famiglia della madre è chiamata Burgaud, in Pour vos cadeaux Brégeau. « Vous vous rappelez que les enfants Burgaud, c’est-à-dire Brégeau... » (P.V.C. pag. 86).

4- Jean Rouaud : portrait d’une absente, in « Le Figaro », 5 Marzo 1998, pag. 24 ;

5- ibidem, pag. 24 ;









6-J. SEMPRUN, Toute la beauté de Jean Rouaud, in « JDD », 22 Febbraio 1998, pag. 5;


« Seule la mère manquait à l’appel des sentiments, retirée dans son deuil, lointaine inaccessible femme de devoir, tout de noir vêtue, douloureuse et muette pendant des années qui furent des siècles, derrière le comptoir de quincaillerie où son précoce veuvage l’avait condamnée »1.

Ed è di questa madre, muta e consunta come uno spettro, che sono descritte, con una capacità introspettiva magistrale, le fibre più intime del cuore sofferente. Se la « petite silhouette ombreuse » (P.V.C2. pag.9) ha attraversato tre libri, muta, in punta di piedi, ritratta nel suo infaticabile operare nel negozio di famiglia, Rouaud restituisce quest’immagine ala scrittura, solo dopo la sua sopravvenuta morte, per vecchiaia a 74 anni, avvenuta nel 1997.
Pour vos cadeaux è la biografia della sofferenza della passione della madre Anne o di, come la chiamavano tutti, Annick Brégeau. Il cognome sembrebbe essere la sintesi di Burgaud, suo cognome da nubile e di Rouaud, quello da coniugata, usato per enfatizzare la sensazione di profonda appartenenza che ella sente nei confronti del marito Joseph3.
Come evidenzia Dominique Bona, Pour vos cadeaux non è soltanto il romanzo dedicato alla madre, ma sembra che esso « respire à sa cadence »4. Esso ha infatti il di lei soffio e sembra scandito da « son rythme cardiaque, anxieux, précipité »5. Il tono del romanzo assomiglia al sussuro di una confidenza, raccontata a voce bassa, appena mormorata. La scrittura è fluida e dolce, ma si muove secondo la violenza del flusso d’emozioni, in essa restituite.

E’ la prima volta che il romanziere ha dovuto attendere la morte del personaggio prima di parlarne : « Elle ne lira pas ces lignes » (P.V.C. pag. 9) recita l’incipit del romanzo. La stessa atmosfera di morte di les Champs d’honneur, di Des hommes illustres e di le Monde à peu près domina Pour vos cadeaux, resa tramite questa scrittura funeraria, che è il definitivo saluto dell’amore di un figlio.
Ci sono voluti morti e morti, prima che la madre lasciasse l’anonimato. E ci vorrà la scrittura del romanzo, monumento post mortem, per sottrarre Annick all’oblio dei tempi. Ed è proprio la sua morte che permette al figlio, il narratore omodiegetico, « de quitter les lignages masculins autour desquels s’est tissée juqu’au présent la trame de cette histoire familiale »6.

2. Jean o il recupero dell’identità

Se il narratore omodiegetico di le Monde à peu près riusciva a rievocare solo i propri ricordi adolescenziali, in Pour vos cadeaux questo stesso presenta nel testo direttamente se stesso. Adesso, ha operato un riordinamento e una partecipazione nuova ai vincoli familiari, non vissuti più come gli oggetti della traslazione del ricordo.



7- Si veda, ad esempio, pag. 24 di Pour vos cadeaux;

8- ripresa dell’incipit di le Monde à peu près, pag. 9;

Tutto il romanzo è narrato da Jean stesso, che, per la prima volta, si presenta per nome e in mezzo ai suoi cari. Finalmente l’io, fuoriuscendo dal proprio labirinto mnesico7, tira le fila definitive del suo rapporto col passato, descrivendo la sua famiglia nella sua interezza. Oltre al padre e alla madre e alle due sorelle Marie-Annick detta Nine e Marie-Paule detta Zizou, appare il narratore stesso, quello che « qui goûte peu la compagnie des hommes8» (P.V.C. pag. 68) :

« [...] moi [...] Jean, dont la fête le vingt-sept décembre commémore le souvenir du disciple bien-aimé, celui qui témoigne au sujet de ces choses et qui les a écrites, le porteur de bonne nouvelle, le quatrième évangeliste […] Jeannot au fait , pour toute la famille et les gens de ma jeunesse » (P.V.C. pag. 68).





9- La descrizione è presente in tutta la narrazione di le Monde à peu près





10- D. BONA, Jean Rouaud : portrait d’une absente, in « Le Figaro », 5 Marzo 1998, pag. 24 ;


Il trauma della morte del padre è superato attraverso la consapevolezza dell’ineluttabilità del male di vivere, che il narratore matura nell’isolamento di un’adolescenza schiva e meditativa9. La personificazione dell’io del narratore nasce dalla morte del padre, perché la scomparsa di un genitore, come dice Jean stesso, « ne vous permet pas les errements, les expériences hasardeuses » (P.V.C. pag. 106) : il figlio orfano si trova a crescere avanti tempo.
Il narratore personaggio racconta il difficile rapporto con la madre :

« Avec elle, pas de dialogues, pas de conversations : l’adolescence passera, come a passé l’enfance, dans l’atmosphère oppressante des familles où l’on ne parle pas »10.

Jean ha sofferto per non aver ricevuto affetto : ha sognato moltissimo anche uno solo dei suoi abbracci o baci, sempre negatigli ; anche nei giorni trascorsi con lei, per non lasciarla sola, il narratore si sente, data l’impassibilità della madre, « une marionnette triste dans un théâtre de poche » (P.V.C. pag. 135).
Anche riguardo agli sforzi artistici di Jean, la madre è una spettatrice :

« Votre maman à laquelle vous ne confiez rien, officiellement n’a pas d’avis, qui, spectatrice de vos efforts artistiques, ne vous décourage ni vous pousse, mais parfois vous vous demandez, tandis que, les yeux fermés, vous cherchez l’inspiration, et qu’au moment de les rouvrir vous croisez son regard, si ce qu’elle éprouve à votre regard n’est pas de l’ordre, au mieux, de la commisération » (P.V.C. pag.126).


3. La « silhouette ombreuse » o la madre coraggio


La storia della vita di Annick prima e dopo la morte del marito, viene rievocata, sul filo della memoria del narratore Jean e perciò in modo cronico-casuale. Nei primi tre romanzi di Rouaud ci sono solo accenni su lei, che evidenziano il suo dolore per la perdita dell’amato.

11- Sta per les Champs d’honneur, Paris, Minuit, 1990: vedi anche pagine 128-129;

12- « Ma mère nous mettait pourtant en garde de porter de sous-vêtements troués […] », Paris, Minuit, 1997, pag. 54 ;

13- Si vedano pagg. 162-173 di Des hommes illustres, Paris, Minuit, 1993 ;

14 Sta per Des hommes illustres ;


« On lui parlait comme aux sourds-muets, en s’adressant à la personne à côté. On nous demandait comment va ta maman, et maman se tenait à deux mètres, en exil, très loin. Elle mit des années à réintégrer le monde des vivants » (C.H11 pag.109).


Anne, chiusa in un mutismo alienato, viene ricordata nella visita alla tomba paterna in le Monde à peu près. La sua figura è rievocata in un simpatico aneddoto in les très Riches Heures12 dove consigliava il figlio di vestirsi bene in occasione alle sciagure. L’ultima parte di Des hommes illustres13 descrive la madre, che, durante i bombardamenti americani di Nantes, si salva miracolosamente.

« […] la cadette des Burgaud, la frêle Anne, la jolie Anne, qui, c’est une première, a boudé ses cours de jeudi pour accompagner son cousin à la séance de quinze heures, et elle raconte que sans Freddy elle serait morte ce 16 septembre 1943, écrasée ou percée par un éclat d’obus, mais morte à vingt et un ans » (D.H.I.14 pagg. 170-171).

La salvezza di Anne a Nantes è raccontata anche in Pour vos cadeaux, dove si ribadisce che ella rimane in vita grazie al cugino « qui l’entraîne dans les caves du café Molière » (P.V.C. pag. 107).

In Pour vos cadeaux la figura di Anne viene studiata ed analizzata psicologicamente nelle reazioni causate dalla perdita di Joseph, nei disturbi ossessivo-depressivi. L’incipit del romanzo presenta la morte di Annick Brégeau, madre di Jean e delle sue due sorelle, tenebrosa vedova e sconsolata, il cui marito è morto all’età di quarantuno anni.

« Elle ne lira pas ces lignes, la petite silhouette ombreuse, dont on s’étonnait qu’elle pût traverser trois livres sans donner de ses nouvelles - ou si peu, figuration muette, condamnée au silence par le ravissement brutal de l’époux et un chagrin si violent qu’elle crut qu’il aurait raison d’elle, de sa vie [...] » (P.V.C. pag. 9).

Causa di questo insuperabile dolore di Annick è la scomparsa del marito :

« Car bien sûr il y a une vie avant la mort, mais comme en attente, involutée, jusqu’à ce soir du vingt-six décembre où sonne brutalement son heure, alors que dans la salle de bains voisine, son homme entre en agonie et qu’elle martèle la cloison pour appeler à son secours l’oncle Emile, lequel, s’il a la télévision, pour ne pas être dérangé quand il la regarde, n’a pas le téléphone, c’est pourquoi, alors qu’elle a sans doute tenté en vain d’appeler le médecin, elle a recours à ce procédé rudimentaire digne de la brousse, à ce roulement de tambour de guerre » (P.V.C. pag. 107).



15- Si vedano anche les Champs d’honneur pag. 106 ;


La rievocazione di « ce lendemain de Noël où disparait brutalement le père héroïque » (pag. 102), di quei tre giorni e tre notti in cui la « odeur aigrelette et sucrée se dégageait de la chair aimée » (pag. 50)15, è la causa del tracollo psichico di Anne. Questo tam tam tragico postumo alla morte di Joseph nella famiglia la chiude in un mutismo intransigente e crea disagi psichici e sociali alle figlie e soprattutto a Jean. La morte dell’amato marito si aggiunge allo strazio che ella ha provato per la perdita di un neonato. La sparizione del figlio serve a rivelare un altro degli chocs, che il destino ha riservato ad Anne e a spiegare l’apparente impassibile, dietro cui cela ogni lutto nell’intimità del proprio cuore.

« Elle a perdu son premier enfant à trois semaines. On comprend qu’un an lui soit apparu comme un horizon impossible à atteindre. Un an, alors que rôdent la morte subite et mille embûches, un an pour apprendre les lois de l’équilibre et adopter la position verticale [...] » (P.V.C. pag.66).

Anne è incapace di accettare il principio meccanico ed impersonale del Caso, che travolge episodicamente chi gli è sotto tiro, senza neppure risparmiare neppure il debole o l’innocente.
Questo suo strazio di donna e di madre tenacia la spinge, con un afatico vegetare, a continuare a vivere ed ad accudire alla sua famiglia « à force de courage et de renoncements » (P.V.C. pag. 46). L’energia di cui necessita per rimanere ancora in vita, è da lei ecomizzata : l’amore per i figli è l’unico motivo che la tiene ancora in vita, anche se è un tenue soffio, rispetto alla sua morte nell’animo.

« Considérons simplement quand on naît Annick Brégeau, un cinq juillet mil neuf cent vingt-deux à Riaillé Loire-Inférieure, ça permet [...] de réussir à élever seule trois enfants de neuf, onze et quatorze ans alors qu’on se retrouve veuve à quarante et un ans, et que cela semble bien tôt pour se mettre en congé de la vie » (P.V.C. pag. 164).

La depressione della madre si rileva nell’inibizione alla comunicazione orale, che la condanna a introiettare il dolore. Annick, per vivere, rimuove il ricordo del passato, poichè le sarebbe impossibile sopportarlo e s’immerge in un presente ripetitivo e metodico, divenendo una sagoma d’oltretomba.

« Il semblait que seul le présent l’intéressait, mais un présent sans surprise, se répétant jour après jour, rituellement, égal à lui-même, interdisant de ce fait tout changement, si bien que le magasin, par exemple, demeura à peu près dans l’état où notre père l’avait laissé » (P.V.C. pag. 34).

La madre è quasi completamente afatica : proferisce pochissime parole e solo qualche singhiozzo, come sfogo alla sua afflizione interiore, solo con l’amica, anch’ella vedova Madeleine Paillusseau.
Per continuare a vivere, convoglia tutta la flebile forza vitale e il debole istinto di conservazione in un bisogno insopprimibile di compiere atti ed obblighi, da cui diventa dipendente, senza riuscire a sottrarsene. Depressa, perde ogni capacità di gioire : è una morta vivente, tanto frustrata dal forte trauma affettivo, da essere incapace di qualsiasi percezione ottimistica del reale. Lo strazio e il tormento la obbligano ad avanzare in equilibrio « sur le fil des jours » (P.V.C. pag. 50). Non può volgersi al passato : neppure per un attimo le è possibile rievocare qualche momento felice. E’ costretta come Orfeo a non voltarsi all’indietro, poiché lo struggimento e l’afflizione la logorerebbero fino alla consunzione.

« Mais il est une autre chose qui la condamne comme Orphée à ne pas retourner, que nous avions négligée parce qu’elle prenait si peu de place, juste un prénom suivi d’une date gravés sur une plaque de marbre blanc, il est un moment dans sa vie à partir duquel il lui est désormais impossible de regarder en arrière sans qu’entre son présent et sa vie ancienne s’interpose la figure d’un nouveau-né, immobile dans son berceau, image d’Eurydice renvoyée définitivement aux enfers » (P.V.C. pagg. 79-80).

La volontaria cancellazione della memoria, estremizza il suo senso di praticità, così da farle considerare « la simplicité un but » (P.V.C. pag. 39) : Anne, infatti, compie ogni azione come un automa, rifiutando ogni tipo di sogno, dopo tutti gli anni neri, nei quali ha percepito « un gouffre sous elle » (P.V.C. pag. 42).
La sua negazione di qualsiasi cambiamento e la sua intransigenza (perfino di spostare la disposizione degli oggetti lasciata dal marito), dipende dalla sua interpretazione empirica dell’universo : non si fa « bercer par les illusions romantiques » (P.V.C. pag. 97), poichè si sforza di non riflettere, per non essere colta da alcuna vertigine ontologica.
Il rifiuto stoico di ogni sentimento tiene in vita la madre in una fuga temporis volontaria, che la rende asettica. Annick conduce un’esistenza interiore travagliata e desolata, in ambasce e patemi continui, che la rendono incapace di comunicare con i figli : con lei è impossibile parlare dei progetti sul futuro, sullo studio o sul lavoro, non perché non si preoccupi del loro avvenire, ma perché è impossibile domandare al suo spirito di percepire qualcosa che esuli dal suo ripiego esistenziale di « spiritus economicus ».

« Mais comment demander de se projeter si loin en avant quand son objectif de chaque jour est d’atteindre le jour finissant ? » (P.V.C. pag. 124).

Anne, infatti, esclude tutto ciò che possa urtare la sua percezione della realtà o contraddire la sua visione pragmatica delle cose.

« Elle, la clé de voûte de son système, c’est que chaque jour se répète à l’identique » (P.V.C. pag. 154).

Per lei infatti tutto ciò che spezzi questa monotonia e ripetitività dei gesti nella quotidianità è una intrusione brutale, che rischia « d’introduire le virus du temps dans ce laborieux exercise de surplace » (P.V.C. pag. 155). Ma non solo le sue giornate, ma anche le sue annate si articolano intorno ad alcuni avvenimenti ciclici, il Natale e la Festa della Mamma.
Una donna severa e ieratica nella sua desolazione, chiusa in una metodicità quotidiana e in una logopatia, che, con le sue messe in piega impeccabili, e il suo guardaroba nero, fugge il ricordo, tramite l’orgoglio e il senso del dovere. Una vedovanza austera e silenziosa, che le farà impiegare « dix ans pour sortir la tête hors de l’eau, retrouver ses esprits » (pag. 106), per poi viverne altri quattordici, in preda ad una logorrea ed ad una mania per il commercio, che non evidenzia che il di lei intimo bisogno di significato.


4. Anne : il compenso antidepressivo


I figli, che l’hanno accompagnata nella sua traversata di tenebre, vivendo anch’essi quella sua dimensione di intimo sgomento, un giorno, all’improvviso, la vedono ridere.

« Qui l’avons accompagnée dans cette traversée des ténèbres, qui d’une certaine manière sommes descendus avec elle dans la tombe où tout est sombre et silencieux, comme la mort, d’où nous avons cru, comme elle, qu’elle ne ressortirait jamais, qui l’avons vue, pourtant, avec soulagement, revenir à la surface de la terre après ces dix années de remontée, et lancer grand rire moqueur, prendre la vie, comme ses colis, à bras-le-corps, et courir, courir, tandis que c’est nous, sonnés bien plus qu’elle peut-être, qui peinions à regagner nos existences » (P.V.C. pag. 114-115).

Tale riso folle è l’inconscia ed ironica demistificazione della tragicità del patimento e del travaglio materno. Questa sua seconda fase psichica è il compenso antidepressivo, che le serve a negare la perdita di Joseph. Questa uscita gioiosa della madre dall’oltretomba è contraddistinto da « un rire inextinguible, un rire inondé de lumière » (P.V.C. pag. 138), che è il tramite che permette il suo ritorno nel mondo dei viventi.

16- J.P. TISON, Comète maternelle, in « Lire », Marzo 1998, pag. 3 ;


« Et puis, après dix années de veuvage austère, et silencieux, voilà qu’elle rentre hilare d’une veillée funèbre. Le mort ressemblait à Oliver Hardy. Elle ne peut plus s’arrêter de rire. Et elle devient bavarde comme une pie »16.

Questa fase maniaca si innesca, nel momento in cui ella si trova a un funerale :

« […] elle essayait de nous expliquer, entre deux hoquets hilares qu’elle tentait d’étouffer en posant trois doigts sur la bouche, qu’à la place du mort, exposé sur son lit, ventripotent, massif, tel que nous l’avions connu, elle avait cru voir, à la faveur de la pénombre sans doute, mais avant, qu’on lui rappelle qui est qui dans le couple formé par les célèbres duettistes américains, alors, si Laurel est le petit maigre, c’est bien Hardy qui reposait sur la couche mortuaire, et, de l’instant où la ressemblance lui était apparue, il lui avait été presque impossible de garder son sérieux, alors que les uns et les autres qui selon la tradition s’étaient déplacés pour dire un dernier adieu au disparu […] » (P.V.C. pagg. 138-139).

Il trauma, che la chiudeva in un mutismo intransigente, è rimosso dallo stesso evento che lo ha provocato : l’osservazione distaccata, da spettatrice di un funerale, provoca la sua liberazione tramite un’ironico riso e una grottesca ilarità. Per l’inconscia impossibilità di poter continuare a vivere la sua ossessiva depressione, in Anne si innesca un inconscio compenso, che la spinge in una fase di estremo appetito di vivere.

« Elle disait que la blessure de mort s’était refermée, mais qu’en se refermant elle avait modifié la vision de la revenante, comme si le chagrin en se retirant avait laissé sur son visage la cicatrice de l’homme qui rit, comme si dès lors à ses yeux plus rien n’avait vraiment d’importance des petits malheurs de l’existence » (P.V.C. pag. 144-145).

L’ultimo periodo della sua vita è caratterizzato da una forte euforia, da disinibizione, in una fuga dispersiva di iniziative ed idee. La mania spiega l’estrema logorrea di Anne, l’estrema ilarità e il suo continuo impulso a muoversi e ad indaffarsi senza tregua.



17- E. SANAVIO, I comportamenti ossessivi e la loro terapia, Firenze, Giunti Barbera, 1978, pag. 9;





18- J.P. HARANG, Orphelin de la veuve, in « Libération », 26 Febbraio 1998, pag. 11 ;








19- Si veda Pour vos cadeaux pag. 151 ;

Questa rimozione inconsapevole dello choc, tramite l’ironia sull’esistenza, spinge Annick a quell’iperattivismo che la fa continuare a portare avanti incessantemente tutte le modifiche al magazino, volute dal timoniere di casa. Il lavoro per Anne diviene, infatti, un possesso che le riduce l’ansia (rituale ossessivo). La donna è « una persona eccessivamente sistematica, metodica e rigida […], che prova fastidio per i compiti lasciati a metà »17, fattori comuni di un cosiddetto carattere ossessivo.
Il lavoro è l’unico mezzo che l’allontana dall’impassibilità, dall’insensibilità per tutte le situazioni della vita.

« Elle [Anne] trouve dans le sens du devoir, dans l’intelligence du commerce et l’ambition, un peu raide et rouée de bien faire, une énergie irréfragable, insoupçonnée, pour plus que survivre : renaître de cette mort »18.

Il magazino familiare è il riparo, l’antro, il luogo di incontri e di scambi di Anne : è la sua apertura al mondo, il suo ufficio di lacrime e di gioie, tout court tutta la sua vita. Il commercio è il punto fermo della sua vita : il centro immobile. La madre lavora infaticabilmente : ordina, organizza e dispone tutto. Lei inconsciamente ha una « vision à long terme », che è quella indicata dal marito : infatti « c’est lui qui décide d’agrandir le magasin, d’annexer les caves et d’en faire un sous-sol » (P.V.C. pag. 151). Il lavoro per Anne è un modo di proseguire il progetto del marito19.
La descrizione del commercio riconnette la narrazione di Pour vos cadeaux, a quella di Des hommes illustres, in cui era descritta l’abilissima capacità di rappresentanza del padre e il negozio di casa Rouaud.

20- Personaggio protagonista de l’Avare di Molière.
21- Personaggio protagonista dell’omonimo romanzo di Giovanni Verga ;
22- Terminologia donchisciottiana usata liberamente per esprimere il bisogno di Anne di credere in un qualcosa.

23- Si veda anche la pagina 149 di Pour vos cadeaux ;

24- intesa pirandellianamente come ciò che l’uomo si costruice per vivere.

Il commercio compensa Anne di un tessuto di relazioni sociali, che le permettono di diluire il lutto in un’incessante logorrea e in un un’attività frenetica e pratica, che concorre a dare un senso alla sua esistenza.
Il commercio è la finalità della sua esistenza, come per Harpagon20 o per Mastro Don Gesualdo21 : ma non è la ricchezza, come elemento di cupidigia o di eternità, che la madre ricerca, ma un mulino a vento da inseguire 22, una chimera che riesca a saziare quella sua morte nell’anima.
Anne, nel lavoro, trova uno scopo per cui esistere, dove sfogare le proprie frustrazioni :

« Elle garde tout, factures, agendas, bons de commande, de livraison, prospectus, catalogues, souches de chéquiers, relevés de compte » (P.V.C. pag. 150)23.

Il commercio, come per Marie il cristianesimo, è per Anne una « forma »24, a cui ella si aggrappa e si rifugia : è l’alibi del suo intimo bisogno di significato.


5. La morte di Anne


Tutta la sua vita gravita intorno al lavoro, inconscio e volontario lascito coniugale, da cui solo il sopraggiungere della vecchiaia la allontanerà, quando i Rouaud decideranno di vendere il suo negozio.
Per Anne ciò corrisponde alla chiusura di un palcoscenico, dopo una rappresentazione : è l’inizio della sua fine.

« Notre maman , son magasin replié dans un grand mouchoir noué passé à l’extremité d’un bâton, s’éloignant comme Charlot, de dos, partant rejoindre son grand Joseph dans l’au-delà, tandis que le disque de lumière se rétrécit pour se réduire à un point, c’est sûr qu’un tel final nous plairait. Lumière, applaudissements, la salle debout où l’on reconnaît ses petits mariés, et nous, au dernier rang, pleurant dans nos mouchoirs, et bientôt gagnés par un fou rire, car Charlot, tout de même, imaginant notre maman, de l’autre côté de l’écran, plus feu follet que jamais se livrant à une série d’entrechats, voilà qui cadrerait bien » (pag. 166-167).

La madre si spegne ormai consunta, come Charlot, esausto del pubblico e del suo stesso spettacolo.
on la perdita del lavoro, si scioglie la sua maschera di euforia : la fase depressiva riempie la sua vita di nuovo di sgomento, perchè in Anne cœsistono due anime di significato opposto: la depressione e l’euforia, sintomi tipici di ciclotimia. Al di sotto dell’euforia si scorge in lei la depressione, che poi è la sua realtà più vera.
E lei, che aveva avuto la sensazione di aver definitivamente vinto le avversità, adesso chiusa nell’intimità della propria coscienza, cittadella finora sconosciuta e rifiutata, pian piano è abbandonata dalle forze.
Il miracolo di quella seconda resurrezione, che l’aveva riportata nel mondo dei viventi, non si sarebbe riprodotta ! E sparite le gioie del lavoro, suo unico trionfo, ogni motivo che la mantiene in vita le scema.
Anne, che era in passato d’argento vivo, è ora immobile e silenziosa, sembra, ora priva del commercio, suo sangue fresco di giovinezza, « projecter le film de ses pensées, réactiver ses souvenirs » (P.V.C. pag. 178).
Ormai dimagrita ed invecchiata, la madre ha ormai nel volto solo il pallore della morte : si spegne pian piano, come « une formidable machine humaine dans quelques heures va s'arrêter de fonctionner » (P.V.C. pag. 184).
Questo lutto pernea la scrittura delle ultime pagine di Pour vos cadeaux, come ricordo che fa entrare il personaggio nel libro, « sans risque qu’elle vous contredise ou vous fasse la tête » (P.V.C. pag. 183).
Esterefatto ed attonito è quel suo cuore di figlio davanti alla morte della madre :

« Vous êtes à côté d’elle qui entre maintenant en agonie. Vous êtes devant ce mystère, que vous parvenez toujours pas à vous enfoncer dans la tête : une formidable machine humaine dans quelques heures va s’arrêter de fonctionner » (P.V.C. pag. 184).

Immaginare la vita senza lei, è una vertigine : perché, più di ogni altra morte, quella della madre è inaccettabile e misteriosa agli occhi dei figli. Ormai « la petite silhouette blafarde » (P.V.C. pag. 183), è ridotta ad essere « une petite ride de vie sous les draps » (P.V.C. pag. 185), lentamente si spegne.

« Après vous entendez votre sœur, face à ce grand silence qui a déjà sur les lèvres le rictus moqueur des cadavres, pas si éloigné de celui qu’on lui connaissait, annoncer stupéfaite : elle est morte, comme si nous nous étions habitués à cette agonie et qu’elle ne devait jamais finir, comme si cette présence minimum nous était devenue acceptable, familière et qu’il n’y avait pas aucune raison, devant notre peu d’exigence, qu’on nous l’enlève » (pagg. 185-186).

La morte di una madre per un figlio è una perdita incommensurabile, a prescindere dalla sua età :

« […] une mère qui meurt, l’âge n’y fait rien, c’est une mère qui meurt, c’est le moule qui soudain se brise, et du coup on perd tout espoir de se voir offrir une seconde chance, on devient à ce moment une œuvre unique, numerotée, signée […] parce que la matrice n’est plus et qu’on devient soi-même l’original » (P.V.C. pag. 19).


6. La struttura : il filo d’Arianna

Il narratore omodiegetico, recuperata la forza della propria identità, adesso in quest’ultimo romanzo tira le fila di tutta la scrittura tetralogica.



25- Si veda Pour vos cadeaux, pag. 57;

26- Si vedano le pagg. 117-131 ;


Pour vos cadeaux è perciò la chiave di lettura del dedalo oscuro dell’incongrua cronologia del ricordo della scrittura di Rouaud, in quanto le fila diegetiche vengono tessute intorno a temi già raccontati nei primi tre romanzi. Riappare, per esempio, la descrizione della giovinezza del padre e del suo amore per rappresentazioni teatrali25, temi che riportano alla seconda parte di Des hommes illustres26.
Lo stesso avvenimento, la morte « au lendemain de Noël » di Joseph, padre del narratore, continua ad essere centrale, in quanto causa di quel dolore, che chiude la madre in un mutismo alienato e in una afasia dolorosa.

« Vous ne sauriez dire combien de temps a passé depuis la chute tragique, quand quelqu’un, vous avez oublié qui, pousse la porte de la chambre et après un silence, annonce simplement, c’est fini » (D.H.I. pag. 114)

L’ottica infantile con cui la morte del padre era narrata in Des hommes illustres è ora chiarita e descritta in tutti i suoi particolari. Pour vos cadeaux non si limita a ripetere gli stessi avvenimenti, ma fornisce elementi che completano e chiarificano la scrittura tetralogica : il tam tam tragico della morte del padre, visto nell’ottica della madre, che era presente al tragico trapasso, è arricchito di elementi nuovi.

« [...] c’est cet homme [Emile], qui un lendemain de Noël, sur le coup de dix ou onze heures du soir, entendit tambouriner contre le mur de sa chambre, mitoyen de notre maison, entendit cet appel au secours à travers la cloison, entendit son nom hurlé par l’épouse affolée de son cousin et qui arriva le premier sur les lieux du crime » (P.V.C. pag. 64).

Anche la sopravvivenza di Anne, di questa « enragée de mort et de chagrin » e « victime d’une morsure d’amour » (pagg. 9-10), ai bombardamenti di Nantes nella tetralogia, viene rievocata con un raddoppio, che chiarisce l’avvenimento.



27- In Des hommes illustres si racconta che è salvata da Freddy : « [...] sans Freddy elle serait morte ce septembre 1943 [...] » pag. 170 ;


« Et pourtant faut-il rappeler que le seize septembre mil neuf cent quarante trois, à Nantes elle [Anne] fit l’école buissionière et sécha son cours de comptabilité […] pour assister à la projection du « Comte de Monte-Cristo » au cinéma le Katorza, dont la salle fut pulvérisée par les forteresses volantes américaines, et elle à deux doigts d’y passer, ne devant son salut qu’à son cousin Marc (et non pas, comme précédemment affirmé27 son cousin Freddy […], qui , après l’avoir perdue dans la panique suivant les premières explosions, la retrouve hagarde au milieu de la foule affolée et l’entraîne dans un abri aménagé dans les caves du café Molière » (P. V.C. pag. 15).

Questo permette di dire al narratore :

« Elle n’a plus besoin de son gentil cousin pour la prendre par la main et l’entraîner dans les tréfonds. Et donc, ouf, ils sont sauvés » (P.V.C pag. 143).

Jean e le sue sorelle sono dei sopravvissuti. « Ouf, nous sommes sauvés » recitavano le ultime parole di Des hommes illustres, poiché la vita di Jean e delle sue sorelle è stata resa possibile solo per il coraggio del cugino materno.

« Ainsi nous savions que nous étions des miraculés, que notre vie n’avait tenu qu'à la lucidité et au courage du cousin et donc qu’elle commençait là, notre vie, à la sortie de l’abri, après que les sirènes eurent annoncé la fin de l’alerte » (P.V.C. pag. 15).






28- Rouaud scripsit






29- P. LEPAPE, De la mort à la naissance, in « Le Monde » , 13 Marzo 1998, pag. 23;


Infatti è merito di Marc la scrittura del romanzo, poiché « pour écrire ces pages, il vous faut impérativement naître, c’est le ba ba, pas de maman, pas de roman » (P.V.C. pag. 181).
Pour vos cadeaux sancisce il passaggio da una scrittura labirintica di frammentazione e di rimozione memoriale, al livello della superficie : al « mécanisme romanesque qui structure l’ensemble » 28.
Pour vos cadeaux opera il finale riattraversamento e raddoppio delle fila narrative : è il filo d’Arianna di tutta la tetralogia, poiché il recupero memoriale dello scrittore permette di ordinare e ricomporre ogni fatto diegetico, come parte di un immenso puzzle permettendo, in toto, la decifrazione e la chiarificazione dei geroglifici dell’orizzonte romanzesco di Rouaud.
Sebbene il titolo Pour vos cadeaux sia tratto da uno slogan che il padre aveva fatto scrivere « sur des cendriers publicitaires vantant les mérites de sa boutique de vaisselle et d’arts ménagers » 29, che riporta l’iscrizione « Pour vos cadeaux/Maison Rouaud » (P.V.C. pag. 152),
esso si riferisce al dono che il narratore concede ai suoi lettori, come completamento e chiarificazione del dedalo della scrittura romanzesca della sua tetralogia.
In Pour vos cadeaux l’effetto di slittamento viene ottenuto tramite la disposizione temporale, che procede attraverso gli strati del passato, del presente e del condizionale. Inoltre la scrittura è ricca di parentesi che completano, inframezzando la diegesi, di particolari , osservazioni o frammenti memoriali, che permettono la ricomposizione globale della lacunosa e mnesica scrittura di Rouaud.

« (en clair, le droit d’avaler l’hostie, cette pastille blanche azyme que d’incroyables mécréants au collège, des figures de Gyf, sortaient de leur bouche et se collaient à l’œil en guise de monocle) » (P.V.C. pag. 47).

30- si vedano le pagg. ;


Questo paso completa la descrizione dell’ateismo e della blasfemia di Gyf, già raccontata in le Monde à peu près30.
La risalita alla superficie del labirinto, comporta la ricomposizione del puzzle della memoria, perchè il dolore è superato da Rouaud mediante una dimensione titanica e prometeica verso il caso, che rende Pour Vos Cadeaux, il romanzo della dignità di consapevolezza dell’uomo rispetto al proprio destino.

7. Il riso tragico sull’esistenza

Il narratore omodiegetico ha ora recuperato la padronanza del Sé : la coscienza del proprio corpo e l’ autoconsapevolezza della propria esistenza. Questo recupero di identità personale permette al narratore di fuoriuscire dal labirinto.
E’ ora in grado di avere una matura comprensione del dolore e di accettare il dolore come un nuovo Prometeo, con il coraggio del titano.
Uscito dal labirinto, il narratore vede la realtà senza alcuna illusione: all’uomo consapevole del proprio destino non resta che la dignità della consapevolezza.

31- art. cit, ;

La morte è l’evento dominante di Pour vos cadeaux : « les vagissements du nouveau-né et les râles de l’ agonisant se confondent »31.
La caducità della condizione umana spinge il narratore ad una riflessione : l’uomo, come gli altri esseri viventi, nasce al solo scopo di morire : l’esistenza universale è un ciclo continuo di trasformazione di materia casuale e meccanica. Si direbbe che per Rouaud si ripete la stessa conclusione lucreziana o leopardiana sulla morte, come « nulla eterno ». A muovere il romanziere è la volontà di una disperata e sarcastica protesta contro la natura e il destino.

« Ce qui signifie qu’il n’y a pas de salut pour vous hors de la grisaille du quotidien, ce qui signifie qu’il n’y a pas de salut. Alors vous étouffez les vagues en vous, ravalez les déferlantes. Vous êtes cet insecte qui court sur l’eau en traçant de miniscules cercles concentriques à la surface de l’étang, comme des points d’acupuncture, écriture de pattes de mouche qui s’applique à ne pas brouiller le grand miroir » (P.V.C. pag. 180).

L’immagine dell’insetto rivela la piccolezza dell’uomo nell’universo e la sua insignificanza, nonché l’ineluttabile infelicità e l’impotente nullità, a cui il caso lo ha destinato. Né la libertà né la volontà regolano le cose del mondo, ma una ferrea necessità, in cui non esiste provvidenza divina, come ci dimostra il male imperante nella terra : la vita stessa è anzi un male. Il grido di Rouaud, contro il Caso si eleva e si interroga sulla teleologia dell’esistenza : il narratore si chiede perché quella umana sia soltanto accoramento, afflizione, angoscia, pena, strazio e tormento.
L’amaro vero è, per il romanziere, che il lutto, la desolazione e lo struggimento sono connaturali agli esseri viventi, e per lo più insiti nel potente e lugubre quadro della fragilità umana.
Il dolore che ha spinto Annick, dal giorno della sua vedovanza, ad adottare forme esistenziali di sopravvivenza come quella dell’automa in un primo momento e della macchina da commercio poi, è ora percepito e compreso simpateticamente dal figlio adulto : la morte del padre è, infatti, rivisitata nel romanzo con l’ottica disincantata verso la vita dell’uomo maturo, che adesso capisce il dolore della madre.
L’accettazione disincantata dell’esistenza è la virile constatazione del dolore di un uomo muto e ironico davanti al mistero della morte.

32- « Pas de doute, c’est bien elle » (P.V.C. pag. 187).

E Jean, a quest’ultima morte, che si aggiunge alla trinità tragica della sua adolescenza, reagisce con l’accettazione positiva del negativo, con un « rire moqueur » che ci è familiare : lo stesso della madre32.
La sensazione dell’impotenza umana a svelare il mistero angoscioso dell’universo, comunica il senso di assurdità della vita. Il caso è cieco ed inconsapevole nell’arrecare male all’uomo. La non esistenza di Dio nega un finalismo che in qualche modo possa giustificare la sofferenza creaturale : la morte è, perciò, un crimine.

« Car crime, cet effondrement brutal d’un homme de quarante et un an, car il y avait bien un corps étendu sur le sol de linoléum gris de la salle de bains, car notre petite tante Marie, en Miss Marple mystique, arrivée peu après, son chapelet à la main, ne s’y trompa pas, qui connaissait le coupable » (P.V.C. pag. 64).





28- Pensiamo alla sua descrizione in les Champs d’honneur ;


Il pessimismo di Rouaud si spinge fino a dare una giustificazione sentimentale della religione, che nasce dal senso della debolezza umana : pensiamo, per esempio, all’umana comprensione verso la zia Marie28. Rouaud, invece, è consapevole del destino umano e si rivolge contro lo spiritualismo cattolico, muovendo un’accusa aperta contro Dio.





33- Si vedano anche les Champs d’honneur, pag.42 ;

Questa consapevolezza si sfatua in una presa ironica verso l’esistenza. L’umorismo di Rouaud rivela di essere la demistificazione dell’illusorietà dell’antropocentrismo. L’esistenza è menzognera e fallace : e ciò che resta all’uomo è l’ironica consapevolezza del suo « chagrin sacré », che è la sua « source noire » (P.V.C33 pag. 46).
Il narratore cerca di reagire con la virilità del suo animo alla sofferenza esistenziale.
Ormai fuoriuscito dal delirio, che il trauma della trinità tragica delle morti gli ha causato, affronta ora maturamente, con consapevolezza, il destino e con un riso tragico sull’esistenza, la morte della madre.
L’unica possibilità dell’uomo consapevole è il riso liberatorio ; l’umorismo verso il destino, riservato all’uomo, porta Rouaud ad affermare :

« Ah, je ris. Je ris de me voir. »(P.V.C. pag. 187).

Jean, come la madre, sente dentro di sé un « grand rire moqueur » (P.V.C. pag.114) : il suo riso tragico, non è frutto, come però quello di Annick, di un disturbo psichico, ma di un pessimismo lucido davanti al caso.
L’umorismo del romanziere è la risata amara innanzi al dolore umano ed è al contempo la vitalistica ed agonistica demistificazione di ogni consolazione teologica o trascendentale.

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