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C A P I T O L O II
Des hommes illustres




1. Il ritorno a Random


Il titolo Des hommes illustres sembra rimandare alle eccelse biografie del periodo classico ed in particolar modo latino : si pensi al De viris illustribus di Svetonio, dove lo storico rappresentava figure di uomini di lettere illustri, o all’omonimo scritto di Girolamo, in cui il santo tracciava la storia della letteratura cristiana, con lo scopo apologetico di dimostrare che la Chiesa non mancava di rappresentanti insigni nel campo delle lettere.
Invece ritroviamo nel romanzo di Rouaud l’intatto piccolo mondo di famiglia evocato in les Champs d’honneur, restituito di nuovo alla scrittura. Per l’ironia di una solennità all’antica, il titolo « illustres » serve a designare personaggi che poi lo sono evidentemente solo per antifrasi: attori anonimi della storia, che avrebbero meritato il nome inciso sulla pietra.

Gli uomini illustri di Rouaud sono persone comuni di campagna : è l’umiltà che li rende grandi agli occhi del narratore.

1- Sta per Des hommes illustres, Paris, Minuit, 1993;

Il romanzo ripropone il tema di fondo della storia vista e sofferta dalla parte degli sconosciuti eroi di sempre. La descrizione degli umili compaesani, in Des hommes illustres come in les Champs d’honneur, riproduce, con pennellate reali, l’atmosfera di una generazione di altri tempi e di un mondo passato: la vecchia Maryvonne, che utilizza le candele per risparmiare elettricità (D .H .I1 pag. 11-12) e la già conosciuta zia Marie, con il suo irrequieto affaccendarsi e affannarsi da Miss Marple mistica.
Questo ritorno a Random, « chez nous », presso i Rouaud, restituisce momenti e quadri preziosi d’intimità, scintille di piccoli e teneri ricordi familiari : lo scrittore della memoria prosegue il romanzo della sua famiglia, centrato sul superstite di tanti morti : il padre Joseph.
Se les Champs d’honneur descrive la generazione della Grande Guerra mondiale, Des hommes illustres evoca un’altra serie di morti dell’albero genealogico familiare. Anche questo secondo romanzo nasce dal dolore, non ancora superato, della sparizione paterna : se les Champs d’honneur nascono dal trauma mnesico non superato del narratore, che trasferisce il proprio dolore in un’inconscia attesa prima di affrontare la morte prematura di Joseph, Des hommes illustres sono consacrati al ricordo infantile di un undicenne, che vede il padre con timore ed ammirazione : come un erœ leggendario.

2. La struttura o il disordine della memoria


2- J.C. LEBRUN, op. cit., pag. 31 ;



3- Si vedano pagg. 185-188;









4 J.C. LEBRUN, Jean Rouaud, Monaco, Editions du Rocher, 1996, pag. 112 ;

Se la struttura de les Champs d’honneur fa scivolare « des grands blocs de temps les uns par rapport aux autres »2, quella di Des hommes illustres s’articola più visibilmente in due parti : la prima, che propone un lungo ritorno all’indietro fino alla pagina 114, dove si racconta la vita di Joseph, dal matrimonio alla morte il 26 dicembre 1963; la seconda, in un gioco di corrispondenza molto sofisticata, rimanda al capitolo finale di les Champs d’honneur3 e descrive la vita di Joseph, a partire dalla morte dei genitori Pierre e Aline (1940), per finire al 1943 a Nantes dove, disertore, sotto il falso nome di Joseph Périer, incontrerà Anne Burgaud, futura madre del narratore.
Des hommes illustres si sviluppa secondo una logica complessa di combinazione con les Champs d’honneur, non rispettando la cronologia, ma procedendo per analogia e risonanza. : la visione del passato in Des hommes illustres non è data come un blocco univoco, ma come un conglomerato. Tale operazione non si svolge in un piano lineare, ma sembra seguire le regole della composizione musicale: temi e leitmotiv annunciati in esordio sono abbandonati e poi ripresi fino al loro sviluppo.
Quando Jean Rouaud cerca di restaurare l’ordine del passato, lo fa « non pas à plat, mais avec un sens aigu de la profondeur, de ces forces qui travaillent en souterrain, sous une surface d’apparence lisse et indestructible »4.
La diegesi procede in zigzag cronologici, secondo le leggi di associazione e di corrispondenza : il racconto che vaga e ripassa sugli stessi luoghi, riprendendo le fila abbandonate, pur lasciando vuoti scritturali, a testimonianza delle amnesie del narratore, sembra assumere la mirabile completezza di un tappeto. La seconda parte di Des hommes illustres completa questi salti mnesici della diegesi di les Champs d’honneur, riunendo le fila narrative dei due romanzi, così da crearne un unicum. L’immagine del tappeto ha il vantaggio di far comprendere come possano funzionare contemporaneamente assenza di gerarchia diegetica e coordinamento degli intrecci delle fila della narrazione all’interno di questo dittico romanzesco.
Nelle visite che Joseph fa a casa Burgaud costituiscono l’antefatto di les Champs d’honneur : il narratore ci ripresenta i due nonni materni, già conosciuti, ma ci introduce, per la prima volta, nella loro famiglia presentandocene le figlie : Marthe, Lucie ed infine anche Anne, la futura madre del narratore.

3. La voce narrante

La morte di Joseph, in questo secondo libro, non è solo elevata al rango d’episodio, ma assurge a soggetto centrale del romanzo. Fedele al suo universo, come alla memoria dei suoi cari, Rouaud ci propone con le stesse qualità di stile e di emozione, questa seconda parte di un dittico, che nasce dalla sua memoria d’infanzia. Des hommes illustres ha le identiche qualità di penna e di cuore di les Champs d’honneur : il narratore, guardiano della memoria familiare, che prolunga la vita degli esseri a lui cari, scomparsi così prematuramente.
Colui che testimonia e descrive si propone come scopo di raccontare la storia di un calvario della morte immatura di un padre di famiglia.
Il narratore vive un difficile rapporto con il padre : Joseph appare, agli occhi del figlio undicenne, un esempio e un modello di vita. In ogni luogo il padre è considerato un uomo « illustre » :

« Partout dans son [de Joseph] sillage nous étions (la famille) accueillis comme l’empereur, sa femme et les petits princes » (D.H.I. pag. 68).

Il narratore sente tanta ammirazione verso il coraggio del padre : sente il difficile confronto e l’ardua eredità di essere alla sua altezza.
La scrittura di Des hommes illustres, infatti, continua a trincerarsi dietro l’impersonalità. Infatti la voce narrante continua ad utilizzare la prima persona plurale senza mai scrivere « je ». Come, infatti, ha rivelato Jean-Baptiste Harang :

5- Rouaud de Nantes, in « Libération » , 26 Agosto 1993, pag. 5 ;


« Le narrateur est, de toute évidence, le petit-fils de ces hommes illustres, il dit papa, maman, mais n’écrit jamais je ni moi »5.

La voce narrante conserva un pudore che diluisce l’affetto dell’io narrante nell’anonimato di un noi, che a volte si restringe all’ambito della famiglia e, a volte, si dilata all’intera collettività dei superstiti.

4. Un uomo illustre : il padre

Il padre, allo sguardo del figlio (tra gli anni ‘50 e ‘60), appare un erœ : Joseph è un rappresentante di commercio al volante della Dyna e poi della 403, gravato dalle sue valigie di merci, sempre in viaggio, in una dimensione solitaria, vaga e pensierosa.
Nella considerazione della gente del borgo rurale non è solo un uomo saggio e generoso, ma un punto di riferimento e un capo carismatico.
Questa unione e cooperazione dei paesani nei problemi che coinvolgono la loro comunità, si evidenziano nell’ incidente avvenuto nel negozio di famiglia : una lampada s’incendia riempiendolo di fuliggine così da creare una « vision post-atomique » (D.H.I. pag. 15).
Sotto la direzione di Joseph tutti i compaesani aiutano i Rouaud a ripulire il loro negozio : e questo soprattutto perché tutti riconoscono che Joseph « dans les adversités » ha « une efficacité supérieure » (D.H.I. pag. 16). La sua eccezionalità lo fa stimare da tutti a Random : quando, per esempio, in paese si vuol cacciare il dottore Maunier, basta una sua parola per persuadere i compaesani del contrario.
Joseph vive un’inquieta ricerca dell’ignoto e dell’occulto : una tensione al mistero di dimensioni sommerse e sconosciute, che sono sintomo della sua incapacità di vivere il reale. Tutta l’esistenza di questo uomo illustre è, infatti, una sorta di rêverie :

« Il composait ses trajets futurs, reliant les pointes colorées par des fils de cotons qui traçaient, selon le principe euclidien du chemin le plus court, une route géométrique idéale, un parcours zigzaguant à vol d’oiseau, figurant, avec des allures de diagrammes ou de feuille de température, son programme étalé sur un mois » (D.H.I. pag. 29).

La sua mente produce immagini eidetiche, dal momento che proietta la sua visione sul mondo esterno, indipendentemente dalla presenza reale di ciò a cui si riferisce:

« L’idée [de Joseph] était herculéenne. Comme il nous l’expliquait, il sciait ces tiges, maquillait les poteaux en colonnes et posait au sommet de l’une d’elles le chapiteau qui depuis cinq ou six siècles attendait dans la terre bretonne de reprendre de la hauteur. Au centre, entre les quatre colonnes, il creusait un bassin de faible profondeur qu’il tapissait de mosaïques ou de morceaux de vaisselle brisée. Imaginez : la villa d’Hadrien en notre jardin » (D.H.I. pag. 77).

La passione per le pietre rientra nella molteplicità di interessi di Joseph, parimenti alla lettura o al teatro. Egli è un uomo bizzarro, abile in tutto: un po’ strambo per il lettore, data questa sua particolare passione megalitica. La sua immaginazione ha la capacità di combinare e fondere percezioni diverse in un’unità che l’immaginazione organizza e struttura. E’ quest’immaginazione, che regola la produzione artistica e che non è mai disgiunta dall’astrazione e dalla concettualità. Il padre è presentato come un artista potenziale, dai talenti ed interessi molteplici, uomo comune, ma al contempo illustre per l’eccezionalità della sua immaginazione creatrice.
Joseph, privo di qualsiasi costrizione od impedimento, dotato di estro e d’inventiva è rievocato in un tenebroso profilo romantico : la sua vita oscilla tra dolore e passionalità e fra disillusione e idealismo. Appare un erœ romantico nella tensione fra ideale e reale , che fugge nel tempo e nello spazio come Harold di Byron :

« Cette vie qu’en semaine il menait loin de nous, nous n’avions pour la recomposer que les noms dont il émaillait ses récits : noms de personnes, de lieux, d’hôtels, qui, faute de repères, prenaient à nos yeux une dimension mythique. Il régnait sur une géographie fabuleuse : Pont-Aven, Vannes, Quimper [...]. Le moindre bourg avait dans sa bouche une charge exotique. En voyage, l’illusion demeurait. Comme si par sa présence il avait le pouvoir de grandir toute chose » (D.H.I. pag. 68).

6- Espressione ripetuta a pag. 74, 130, 173 di Des hommes illustres;

7- per la morte di un figlio neonato si veda Pour vos cadeaux, pagg. 65-66 ;


La fantasia di Joseph è un’inconscia fuga in un mondo individuale, protetto dall’esterno, reazione di natura psicotica. Ciò è evidente anche nella ripetizione dell’espressione : « Joseph, tu es fou »6. Causa del suo distacco immaginativo ed evasivo sono i dolori che Joseph ha sofferto, come la perdita di entrambi i genitori da giovanissimo, nonché lo strazio del dolore parentale7.
Solo nell’attività lavorativa di rappresentante, il padre usa razionalità. Il lavoro è parte integrante della sua vita : nella gestione logistica settimanale e nell’organizzazione dell’itinerario da seguire per servire i propri clienti e fornirsi delle merci da comprare per rivendere, Joseph è veramente ineccepibile.

« Maintenant, empilez dans une valise cubique adaptée une cinquantaine d’assiettes aux motifs différents, soulevez, traversez la rue, poussez la porte du magasin, déposez, dénouez la sangle de cuir qui ceinture l’ensemble et prévient tout rique d’effrondement, déballez, exposez, faites l’article, subissez les mimiques du marchand qui de très loin prépare son refus et ne tient pas à ce qu’un émerveillement de sa part amène un malentendu. Remballez sans soupirer » (D.H.I. pagg. 37-38).

La psicologia del commercio che il padre adotta da astuto e abile rappresentante, è analizzata con estremo realismo, nella ripetitività dei gesti :

8- Si veda Des hommes illustres, op. cit., pag. 68 ;







9- Voleva recitare I tre Moschettieri di Dumas, facendo la parte del servo Plancher ;


Il figlio continuamente si sforza di comprendere la sua personalità e di ricomporre i nomi di quei misteriosi e lontani luoghi, persone e alberghi8, frequentati dal padre. La vita di Joseph è, perciò, raminga e indipendente : una « vie de nomade » (D.H.I. pag. 69).
Il figlio prova una tale stima verso il padre, da sentirsi soggezione nei suoi riguardi :

« Tout ce qui concourait à faire de lui un homme illustre – sa force de caractère, sa bonne humeur, son sens de la parole – nous [les fils] renvoyait à notre difficulté à croître dans son ombre » (D.H.I. pag. 68).

La seconda parte di Des hommes illustres narra la giovinezza di Joseph : gli interessi, gli amori e le passioni.
Amando il teatro9, Joseph anima una troupe, aiutato dalla zia Marie, che da cristiana tuttofare risente le parti agli attori, suggerendo loro le battute al momento giusto. Poi si innamora dell’attrice Emilienne, che dovrà abbandonare nel 1943, al suo ventunesimo anno di età, quando gli giunge l’avviso di andare in Germania come deportato nei campi di lavoro.
Mentre il treno sta per partire, egli « se laissa glisser avec la valise entre deux wagons… » (D.H.I. pag. 134) : diserta. Con sangue freddo, attende l’arrivo di un altro treno, per confondersi fra la folla. Joseph, così, fugge e « il s’autorise sa première grande respiration d’un homme libre » (D.H.I. pag. 140).
Il coraggio di Joseph consiste nel rifiutare la macchina bellica : l’erœ di Rouaud, è un disertore, erœ della resistenza alla violenza nazi-tedesca. Dopo la fuga, si rifugia in più luoghi : prima a Nantes a casa di Michel Christophe, aiutandolo nella sua falegnameria, sotto il falso nome di Joseph Vauclair ; in seguito a Riancé presso il negozio di sartoria di Alphonse Burgaud, dove viene accolto poiché Marthe (sorella di Anne, madre del narratore) conosce bene la zia Marie. Alphonse, poi, lo nasconde nel castello del conte de la Brègne, dove Joseph fa il guardiano di animali. E si trova proprio a Nantes, il 16 Settembre 1943, quando avvengono i bombardamenti americani. La storia individuale si incrocia con la Storia, nei romanzi di Rouaud e mostra le ripercussioni dei grandi eventi collettivi nelle vicende di una famiglia umile : Joseph consente al romanziere di descrivere la Seconda Guerra mondiale, come les Champs d’honneur evocano, attraverso Marie, la Grande Guerra.
La scrittura di Des hommes illustres non è altro che l’estrinsecazione di un amore filiale profondo : il narratore non vuole né può permettere che il padre rimanga o venga dimenticato; la sua scrittura eterna questa figura e, stappandola per sempre all’oblìo, la innalza al rango di uomo illustre .
Alla morte che rumina e ingloba tutta l’esistenza, Rouaud oppone la forza del ricordo e del monumento letterario, che darà al padre l’immortalità.

5. Il centro perduto : la morte del padre

La morte di Joseph è situata nella parte centrale di Des hommes illustres, principalmente perché il fulcro di tutta la diegesi romanzesca ; inoltre marca il confine fra le due differenti cronologie della vita di Joseph : quella dell’uomo maturo e del padre (tra gli anni ’50 e ’60), narrata nella prima parte, e quella della sua giovinezza (anni ‘30-’40), descritta nella seconda.
La condizione fisica del padre è precaria : avverte sempre dei dolori in tutto il corpo e sente molta stanchezza. Il giorno stesso della sua morte, il 26 dicembre 1963, Joseph dopo aver potato i rami del prugno, davanti casa, avverte molta debolezza e va dapprima in cucina, dove si isola, cercando di combattere il dolore, ascoltando musica, poi si ritira in camera da letto, da cui non scenderà neppure per cenare. Il figlio va poi a dare il bacio della buona notte al padre nella sua stanza. Il padre gli fa gli auguri per il suo onomastico :

« Comme le lendemain 27 décembre est la Saint-Jean l’Evangeliste, il n’oublie pas en vous embrassant de vous souhaiter votre fête. Il vous fait un peu peur, cet homme, bien qu’il n’ait jamais porté la main sur vous, mais son autorité en impose et vous cloue souvent le bec, alors quelle fête ferez-vous quand vous apprendrez, des années plus tard, qu’il vous a donné ce prénom-là, fête à cette date-là, parce que c’est celui qui portait le disciple bien-aimé ? D’ailleurs, vous y tenez vous aussi, qui à chaque fois vous ne manquez pas de vous récrier quand on le confond avec l’autre Jean, celui du 24 juin, le Baptiste, le décolleté. Beaucoup plus tard encore il vous viendra à l’esprit que c’est aussi celui-là, le préféré, qui a rendu compte : « c’est ce disciple qui témoigne au sujet de ces choses et qui les a écrites » (D.H.I. pagg. 106-107).

Come l’apostolo Giovanni sull’isola di Patmos, il narratore omonimo racconta una sorta di apocalisse : non quella della fine dei tempi, ma quella che coinvolgerà la sua famiglia. Queste sono le ultime parole che il narratore rivolge al padre :

« Cette fois, ce sont ses dernières paroles. De lui vous n’entendrez plus qu’un râle doulereux s’amenuisant au fil des minutes quand, allongé sur le sol de la salle de bain, il entrera en agonie » (D.H.I. pag. 108).

Il narratore anticipa la descrizione della scomparsa, per preparare il lettore alla fine imminente del padre. La scrittura evita ogni patetismo e ogni sentimentalismo, ma esprime in modo grottesco l’avvenimento, improvviso, inaccettabile, che coglie tutti a sorpresa :

« Bien à l'abri, bien au chaud, vous lisez « le colonel Chabert ». Vu la couverture illustrée d'un cavalier de Géricaut, il s'agit sans doute d'une version abrégée pour la jeunesse, mais, quand vous douterez d’avoir été un lecteur précoce, vous vous rappellerez qu'une raison plus impérieuse que l'ennui vous fit interrompre, le lendemain de Noël de vos onze ans, la lecture d’un roman de Balzac (D.H.I. pag. 109).

La trasfigurazione ironica della morte del padre anticipa di poco il tam tam tragico della sua scomparsa. Per prima cosa, in casa il narratore sente un urlo improvviso :

« Soudain, couvrant le vacarme de la tempête , un bruit sourd, provenant cette fois de la maison, vous tire de votre lecture, comme la chute d’un corps lourd, suivi aussitôt d’un cri d’effroi de votre mère. Vous vous précipitez hors du lit en direction de la salle de bains. Au moment d’en pousser la porte, un obstacle vous empêche de l’ouvrir, vous insistez , mais votre mère vous demande presque en hurlant de faire le tour » (D.H.I. pag. 109).

Come evidenzia il passo sovracitato, la descrizione procede dall’esterno, tramite la restituzione meticolosa dei fatti avvenuti. Quest’arte minuziosa del dettaglio porta la restituzione della morte in fermo, puro presente : esseri umani e oggetti reali, nitidamente presenti. La scrittura si sofferma su tutti i particolari che il narratore incontra nel tragitto che va dalla porta chiusa del bagno all’altra che è in camera dei suoi genitori. L’atmosfera è carica di presagi e simboli di morte : il letto vuoto, come sarà la famiglia senza Joseph, e le coperte rovesciate, che rimandano al travaglio fisico che il padre ha vissuto :

« Vous passez par la chambre éclairée par les seules lampes de chevet qui la laissent au trois quarts dans la pénombre. Le grand lit est vide, les couvertures repoussées. C’est dans la salle de bains attenante à la lumière d’un néon, que vous découvrez votre père gisant sur le dos à même le linoléum gris, les yeux clos, la bouche ouverte, ses jambes bloquant la porte donnant accès au couloir. Il respire violemment, un souffle rauque, comme si la gorge était obstruée » (D.H.I. pagg. 109-110).

I personaggi sono descritti dall’esterno, dai loro atti, che evidenziano l’attaccamento che li lega a Joseph : Rémi e Mathilde, per esempio, cugini di Joseph, corrono a chiamare il dottore. Solo la madre è disperata : prova a rianimarlo, tirandolo su per le spalle, piange e batte i pugni nel muro. La zia Marie, al contrario, ci fa sorridere : prega incessantemente, alla presenza del narratore e delle sue sorelle, a cui crede di dare conforto e quando sente qualche passo, aumenta il tono della voce, per richiamare tutta la famiglia al suo rosario. Il narratore e le sue sorelle si addormentano al tono di tutte quelle sue invocazioni, finchè è loro annunciata la morte del padre :

« Vous ne sauriez dire combien de temps a passé depuis la chute tragique, quand quelqu’un, vous avez oublié qui, pousse la porte de la chambre et, après un silence, annonce simplement : c’est fini » (D.H.I. pag. 114).

Il tempo della narrazione scorre lentamente, così da sembrare identico al tempo di lettura : l’effetto per il lettore è quello di vivere all’interno dell’avvenimento. Il lettore percepisce il dolore negli atti dei personaggi, che sono anch’essi ignari e increduli davanti alla subitaneità di questa morte.


6. Il lutto e la salvezza



10- Si veda les Champs d’honneur, pag. 9,

11- In Pour vos cadeaux, op. cit., il narratore ricorderà, inoltre, che Joseph perse « les deux premières années de la guerre mondiale, son père et son mère, alors qu’il n’avait que dix-neuf ans et se retrouvait seul au monde avec pour toute compagnie une petite tante bigote » (pag. 71).


Des hommes illustres presenta l’ineluttabilità della « loi de série»10 : il lutto della morte di Pierre e Aline 11 in les Champs d’honneur con un raddoppio narrativo è, infatti, riproposto sia attraverso la sofferenza di Marie (per la morte del suo terzo fratello e della cognata) sia attraverso la disperazione del figlio Joseph. Per due volte, infatti, ricorre l’immagine di Joseph al cimitero. La prima è resa tramite l’evocazione del futuro suocero Alphonse Burgaud, che lo vede mentre accompagna la figlia Marthe (la sorella di Anne, la madre di Jean) durante la visita al nipotino neonato defunto. Il nonno del narratore vede « ce grand jeune homme à lunettes qui soutenait son père effrondré devant une sépulture fleurie » (D.H.I. pag. 151) : quella della madre. Lo rivede un anno più tardi, al funerale del padre Pierre, che « emporté par la puissance de son chagrin […], n’avait pas tardé à rejoindre son épouse » (D.H.I pag. 151). E Joseph, orfano, avrebbe voluto morire anche lui, ma era consolato ed aiutato dalla « tante Marie ».
La guerra ripropone l’immagine della sofferenza dei deboli e degli impotenti. Tante vite recise, tanti corpi inermi animano queste pagine della drammaticità più acuta : l’atrocità bellica si accanisce su esseri umani, che fuggono « deviant leurs trajectoires au hasard des bombes », che hanno del « sang qui coule d’une tempe » (D.H.I. pag 169). Chi corre da una parte, chi dall’altra : le bombe creano esplosioni, e da esse si propagano gas e fiamme che rendono impossibile la respirazione, « comme si l’enfer souterrain joignait ses forces maléfiques à la fureur céleste » (D.H.I. pag. 170).

12- Anne, intanto, mentre iniziano i bombardamenti è con suo cugino Freddy, che la salva dalla morte : si veda anche Pour Vos Cadeaux, op. cit., pag. 15 ;

13- V.M. LA MESLEE, A la gloire de mon père, in « Magazine Littéraire », n°315, Novembre 1993, pag. 65 ;

Sotto queste bombe, c’è la madre12 : il narratore descrive la sua corsa disperata all’esistenza . Il narratore, che non si era mai presentato in prima persona, solo alla fine di Des hommes illustres esce allo scoperto : si rivolge a quella che sarà sua madre, in pericolo di vita sotto le bombe di Nantes, manifestandole tutta la sua preoccupazione di figlio :

« ô maman […] il faut que tu sois bien en vie... » (D.H.I. pag.171).

« Sa plume insuffle l’énergie à la mère, pour qu’elle s’en sorte, pour qu’elle ne rate pas son rendez-vous avec le père »13 , che teme di essere seppellito sotto falso nome più della morte stessa.

« Et puis, s’il arrivait quelque chose, il n’a pas envie d’être enterré vivant - d'être enterré mort non plus d’ailleurs, qui plus est sous un faux nom. Qui réclamerait le corps de Joseph Vauclair, menuisier, né à Lorient ? Qui le pleurerait ? » (D.H.I. pag. 167).

La voce narrante si rivolge, in un commosso addio, che è l’estremo epitaffio, al padre :

« […] tu [Joseph] as les meilleures raisons de prendre grand soin de toi, pour toi, pour lui [Etienne], pour nous, pour ne pas disparaître avant qu’on ait un peu parlé de nous, nous ne sommes pas si importants que d’autres s’en chargent, trop humbles, trop laborieux et toi disparue en ce jour sombre, qu’advient-il de nous ? qui nous propulsera vers la lumière ? Nous laisseras-tu, pauvres petits néants dans l’antichambre des refusés de la vie ? » (D.H.I. pag.173).

La scrittura di Des hommes illustres ha lo scopo di ricordare la sua figura, che permette alla famiglia Rouaud di uscire dall’anonimato.






14- A. ROLLIN, Un menhir de père, in « Le Canard Enchaîné, 1 Settembre 1993, pag. 7 ;

15- J.C. LEBRUN, A la gloire de son père, in « L’Humanité », 15 Settembre 1993, pag. 18;

Sembra che la vita del narratore si apra nell’ombra di queste apocalissi, come una sopravvivenza miracolosa : « ouf, nous sommes sauvés » (D.H.I. pag. 174) recitano le ultime parole del romanzo. Esse sono il grido dell’ultimo superstite di una catena di catastrofi : un prodigioso inno alla vita, « comme un formidable merci de Jean Rouaud lui-même à tous ces hasards qui permettent à deux jeunes gens- Joseph et Anne- de sortir vivants des bombardements de Nantes en 1943 »14.
Ma si può dare a questo « nous » un significato più vasto che soltanto quello della progenitura di Anne e di Joseph e leggervi un’allusione al vasto progetto romanzesco di Rouaud inteso come è « moyen de garder présent tout ce que l’anonymat d’une vie expose à une déperdition certaine »15.

7. Lo stravolgimento del paesaggio

Nel romanzo si descrive l’ordine perturbato del paesaggio : la trasformazione del territorio di Random da agreste a tecnologico.
Rouaud osserva come il tempo, come fatto cronologico meccanicamente frazionabile e misurabile, non avesse importanza nel mondo pre-industriale, poiché le attività del mondo contadino erano condizionate dalle stagioni, dal clima e dagli agenti atmosferici.
« L’imagination n’est pas le fort des campagnes, qui trouvent plus sage et rassurant que les choses se répètent à l’identique » (D.H.I pag 32). Nel mondo industriale, invece, il lavoro è scandito da momenti organizzati, così che il tempo diviene meccanico e quantitativo.
Des hommes illustres descrive la trasformazione della Francia rurale, provocata dall’industrializzazione dell’agricoltura. Le terre della Bretagna erano divise in minuscoli appezzamenti, dove lavoravano intere famiglie : l’industrializzazione ridisegna il territorio, con le macchine agricole, creando rettangoli spaziosi di terreno :

16- Termine che vuol dire regista, scenografo ; la metafora teatrale è interessante, poichè il regista (uomo) si sbarazza della tavola apparecchiata (del sostentamento della vita) e la distrugge : essa sembra rimandare all’interruzione di una commedia, alla morte di Joseph, che ama il teatro, cfr. con pagine 120-131 di Des Hommes Illustres ;


« Le grand ensemblier16, dans le secret de son cabinet, passa sur la Bretagne un bras ravageur comme un soudard débarasse une table encombrée. Sur ce terrain déblayé il redessina de vastes rectangles bien dégagés, traça des pistes stabilisées larges et droites, et, jugeant que cela était bel et bon, apposa sa signature au bas de son grand œuvre. La lettre de cachet expédiée dans la lointaine province, l’arasement pouvait commencer » (D.H.I. pag. 44).

La natura, umanizzata, è descritta nella sua sofferenza, soggetta « à la loi du plus fort » (D.H.I. pag. 46),alla macchina :

« La rage de la mécanique se communiquait alors à l’ensemble de la terre » (D.H.I. pag. 46).

Gli alberi oppongono una vana resistenza :

« [...] La machine redoublait de violence, bélier furieux acharné à la perte de sa victime, et bientôt il fallait se rendre à l’évidence : les nuages défilaient et l’arbre s’inclinait. Il ne s'abattait pas brutalement comme celui qui cède sous les coups de la cognée. A chaque degré de son inclinaison il s’accrochait de toutes ses racines, refusant de capituler, emportant quand elles se déchaussaient un morceau de la terre-mère comme une preuve d’arrachement » (D.H.I. pag. 47).

Il nostro secolo spinge alla distruzione, ad « une sorte de conflit anonyme, diffus, clandestin » (D.H.I. pag. 48), ad una guerra bianca :

17- Des eaux et des terres, in « Terrains de Lecture », Paris, Gallimard, 1996, pag. 155 ;

18- J.P.RICHARD, op. cit., pag 155 ;


« Détruisant la figure favorable, d’un univers-réseau, les bulldozers y rasent soudain les haies sans même paraître s’en apercevoir, broient les broussailles avec mépris, bousculent les talus comme on piétine une fourmilière, comblent les fossés, les abreuvoirs, laminent les bosses. Terre égalisée, table rase, attaque sadique menée contre la nuances d’un sol […] dans l’assaut, sournois, d’une sorte de guerre blanche »17.

La tragedia del « remembrement » delle terre, è per Joseph « comme un attentat à sa personne même, ou plutôt, peut-être, à sa capacité de désirer »18. Le grosse macchine agricole sono rappresentate nell’ottica di Joseph, in tutta la loro violenza devastatrice, simile a quella di una guerra. Joseph è immerso nella Bretagna : l’industrializzazione è da lui percepita non solo come una forma di dissacrazione del passato, ma come propria morte.
Il narratore evidenzia l’identità fra Joseph e il paesaggio e scorge un nesso fra la morte del padre e quella della antica Bretagna :

« D’ordinaire il n’y a que la guerre pour redéfinir aussi violemment un paysage. L’histoire en signale bien une en ces années-là, mais de l’autre côté de la Méditerranée, dont l’écho ne vous parvenait qu’amoindri. L’onde de choc, à vingt ans de là, du dernier ébranlement mondial ? Ou alors, par un automatisme de ce siècle qui nous accoutumait à détruire, une sorte de conflit anonyme, diffus, clandestin, modèle pour temps de paix, et comptant même ses victimes, car somme toute il nous semblerait mieux comprendre si on attribuerait à une guerre, fût-elle blanche, notre disparu de quarante et un ans » (D.H.I. pag. 48).







19- P. KECHICHIAN, Le pari manqué de Jean Rouaud, in « Le Monde » 27 Agosto 1993, pag. 5 ;





20- Nel romanzo sono rievocati vari tipi di megaliti: come i Menhir, che sono dei monumenti di pietre grezze, irregolarmente tagliate o solo ritoccate, che risalgono alla fase media o finale dell’età calcolitica o i Dolmen, invece, sono dei megaliti costituiti da una o più lastre orizzontali, appoggiate su pietre erette. Non mancano, inoltre,riferimenti a monumenti megalitici, che presentano insieme Dolmen e Menhir.


Contro il progresso, che ridefinisce il paesaggio, il padre raccoglie dei frammenti di passato, testimonianza imperitura di una tradizione che sta per essere distrutta e perduta.
Il narratore è nostalgico di questo mondo fiero e ricco di dignità di una Francia ormai scomparsa, in quanto è il mondo del padre : nella scrittura di Des hommes illustres c’è, infatti, questa « constante nostalgie d’un passé, par définition plus vrai et authentique que le présent ; présent dont la seule valeur réside dans l’exaltation de ce passé »19.

8. L’architettura megalitica

Il padre ha la passione di raccogliere frammenti di megaliti20. Joseph porta spesso i figli a Carnac :

« En début d’après-midi nous avons parcouru les alignements de Carnac » (D.H.I pag. 56).

La passione megalitica permette a Joseph di immaginare, di proiettarsi in un modo scomparso. Questo interesse gli consente di esprimere la libertà del proprio spirito, nel fantasticare su teorie e interpretazioni bizzarre, basate sui principi filosofici e matematici degli antichi :

« Comme il portait toujours sur lui un mètre à ruban à vérifier le diamètre des verres et des pots de fleurs, il avait relevé la distance entre plusieurs menhirs supposés reproduire, cinq mille ans avant le maître, le théorème de Pythagore dans son rapport idéal : trois, quatre, cinq. Mais les résultats s’étaient révélés trop alétoires pour qu’on pût annoncer avec précision le jour et l’heure de la prochaine éclipse. Il avait même tenté d’assister au lever du soleil sur la lande de Kermario au solstice de juin » (D.H.I. pag. 58).

Questo amore per le pietre, gli fa temere il mare, dove preferirebbero andare. Il mare « engloutit, efface les traces, inonde, oxyde... » (D.H.I pag. 25) :

« La mer, pour l’ancienneté, ne craint personne, elle était dejà là aux premiers matins du monde. Mais ce côté fuyant, cette eau qui dort au-dessus des gouffres, cette vague qui va et vient sans se décider vraiment, cette marée qui se retire et revient six heures plus tard reprendre comme un voleur le morceau de plage qu’elle vous a donné – la mer ne correspond en rien à notre père » (D.H.I. pag. 25).



21- J.C.LEBRUN, Jean Rouaud, Monaco, Editions du Rocher, 1996, pag. 85 ;


Animato da un atavico richiamo, il padre ama le pietre, origini della sua provenienza e della sua appartenenza : esse dei « fragments de passé devenus une gêne pour les temps nouveaux »21 :

« On devinait que les pierres avaient à ses yeux la qualité de l’homme estimable qui protège, bâtit et ne plie pas. Il était devant un rocheux, un menhir ou un mur savamment appareillé comme devant un arbre généalogique. Par cette parenté monolitique il se sentait de la famille » (D.H.I. pag. 25).

I megaliti sono testimonianza di un progetto misterioso di un’allegoria cifrata che il padre vorrebbe svelare :

« Si l’ordre était respecté, l’ultime borne de ces alignements devait avoir la taille d’un grain de sable, dissolution progressive dans la terre-mère ou, partant de l’est, petite graine de pierre, pépinière minérale, pour aboutir à la forêt des géants au couchant. C’est en lieu et place de ce grain de sable théorique que nous découvrîmes dans l’herbe rase, près d’une touffe d’œillets sauvages comme il en pousse au bord de l'Atlantique, un cadavre d’oiseau » (D.H.I. pagg. 61-62).

Il miracolo del ritrovamento del corpo dell’uccellino rivela che i megaliti sono mezzo di eternificazione. Quella tradizione che la tecnologia distrugge, la natura conserva :

« […] Son [de l’oiseau] petit corps décharné, le cou dénudé, comme si la mort lui avait ôté son cache-col, une taie bleutée sur l’œil, le bec entrouvert, ses pattes vermicelles repliées comme l’armature d’une ombrelle délicate. Quelques plumes encore collées sur la fine charpente de l'aile se soulevaient doucement sous un souffle de vent.
Papa s’accroupit auprès de la minuscule dépouille afin de mieux l'observer sans doute, mais dans une attitude si recueillie, si pleine de commisération, que nous l'imitâmes en fermant le cercle, maman restant seule debout. Nous étions à l'orée d'un miracle d'une simplicité enfantine, persuadés que son souffle allait gonfler de vie la poitrine miniature, et les chairs se reformer, les ailes à nouveau battre, tirant vers le ciel l'oiseau recomposé. Comme à l'ouverture de la tombe des bienheureux montait de ces quelques grammes de chair en décomposition la douce odeur sucrée des œillets. Ce message parfumé apportait l'espérance et la consolation » (D.H.I. pag. 62).

Questo miracolo permette di dare vita, tramite l’immaginazione, al recupero del passato. Questo passo chiarisce che la pietra è simbolo di morte, che diviene per Joseph, tramite l’immaginazione, vita. Il passato, che conservano i megaliti, sono per Joseph, istinto di vita, in quanto conservamno e fossilizzano, mentre il mare assomiglia al progresso, che distrugge e ingloba, non conservando : il futuro per Joseph è morte. Egli è parte del mondo rurale della Bretagna e un conservatore del suo passato:









22- le Paléo Circus, Charenton, Flohic Edition, 1996 ;24- J.P. RICHARD, Des eaux et des terres, in « Terrains de Lecture », Paris, Gallimard, 1996, pag. 150 ;

25- Le fotografie appartengono alla casa editrice di arte Flohic Edition .

26- P.C sta per le Paléo Circus


« Après l'inhumation solennelle de l'oiseau, quand nous remontâmes dans là voiture, papa ouvrit le guide de Bretagne à la page consacrée aux alignements et, comme on signalait ici 874 pierres dressées, il prit son stylo, raya le chiffre et au-dessus écrivit 875 » (D.H.I. pag. 66).

Se il padre è depositario di questo amore per la civiltà passata e della storia, Jean Rouaud è il conservatore e il restauratore : egli dedica la scrittura di un’opera intera alla passione dell’architettura megalitica, come omaggio in memoria del padre : le Paléo circus22. L’opera rivela l’interesse paleolitico di Rouaud, che nasce come ha affermato « du souvenir de la passion des vieilles pierres de mon père »23. Composta tre anni dopo, presenta, infatti, come Des hommes illustres, un « [...] rapport émouvant, quasi charnel à la profondeur d’une origine (ces entrailles de la terre) »24 ed è animato dallo stesso interesse verso la tradizione di un mondo ormai tramontato. Rouaud accompagna la scrittura con fotografie di graffiti25 dell’antichità, che non hanno rapporto diretto con il testo, ma che servono soltanto a far penetrare nel periodo il lettore e a fargli immaginare il mondo descritto. L’opera ripercorre le tappe dell’evoluzione, ricostruendo gli usi e i costumi degli uomini primitivi e la crudele legge della sopravvivenza delle tribù, minacciata dalla violenza umana o dagli agenti atmosferici : « la peur, la froidure et la faim » (P.C.26 pag. 27). Lo scrittore descrive la vita di 15 milioni di anni fa, durante il Magdaleniano medio, quando l’arte paretale si sviluppò in Francia, inserendo fotografie di graffiti delle pitture monocrome o policrome delle grotte di Lascaux e Rouffignac (Aquitania), di Niaux e Pech-Merle (Pirenei), di Ardèche (Rodano-Alpi) ecc., ritraenti generalmente soggetti zoomorfi. Quest’ultimi avevano uno scopo magico propiziatorio per la caccia e per la riproduzione degli animali.

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