[ Accueil ] [ Analyses ] [ Thèses- Mémoires ]


il contenuto dei romanzi

Ce texte est diffusé avec l'aimable autorisation de Massimiliano Badiali.



CAPITOLO I
Les Champs d’honneur




    1. Il passato familiare

La scrittura di les Champs d’honneur nasce dall’immenso amore di un uomo maturo, sulla quarantina, che narra, a partire dai suoi ricordi d’infanzia, un certo numero di scene del passato della sua famiglia.

1- Rouaud dixit ;

2- Sta per les Champs d’honneur, Paris, Minuit, 1991;




3- P. KECHICHIAN, Jean Rouaud a la grâce, in « Le Monde », 14 Settembre 1990, pag. 3 ;

 

Tutte queste reminescenze sono mosse dal « séisme »1 mentale, che la morte del padre ha causato al narratore, « source noire » (C.H.2 pag. 42) di tutto il romanzo.
Les Champs d’honneur, risalendo il passato familiare, sono la discesa memoriale del narratore, nella « lente décomposition du vivant» (C.H. pag. 13), che palesa progressivamente una serie di morti nell’albero genealogico familiare. L’evocazione intimista di Rouaud rivisita queste figure dei cari, nella trama delle nostalgie e degli affetti e rivela l’animo di « un écrivain qui maîtrise, d‘emblée et superbement, l’art d’écrire »3. Questa rivisitazione mnesica esplicita il tema dominante di les Champs d’honneur : essa consente, infatti, al narratore di prendere coscienza dell’onnipresenza della morte, della riproduzione infinita della « martingale triste » (C.H. pag. 9) : è come un viaggio d’attesa che prepara l’accettazione lenta del trauma dell’improvvisa scomparsa del padre.
La rievocazione del narratore parte dal momento del decesso del nonno materno Alphonse Burgaud (1964). Di qui sono rievocate tutte le altre scomparse, avvenute nell’arco di settantacinque anni nell’ambito della famiglia : la morte di Emile e Joseph ( fratelli di Marie, zia del padre del narratore) risale alla Grande Guerra e si svolge tra il 1916 e il 1918; la morte di Pierre e Aline (nonni paterni del narratore) si situa intorno al 1940; la terza ha luogo tra il 1963 e il 1964, con la morte di Joseph (padre del narratore), della zia del padre Marie.

4- D. BRISON, Une famille, in « Dernières Nouvelles d’Alsace », 8 Ottobre 1990, pag. 18 ;

 

L’habitat di questa stirpe piccolo borghese : a Random (nella Loira inferiore, nei dintorni di Nantes). Jean Rouaud guida il lettore nel cuore del paese nantese, dove la sua famiglia abita da sempre : lo fa entrare nella loro casa, « sécher son vêtement imbibé de pluie, lui laisse le temps d’essuyer la buée dans une coupe à fruits emplie d’objets disparates, des riens, des détails, des petites possession qui conservent la trace des siens »4.
I personaggi, pertanto, sono tutti umile gente di campagna : il nonno è sarto, Marie istitutrice dalle suore, i nonni paterni Pierre e Aline sono commercianti, lo zio Rémi è orologiaio.
Dal momento che si tratta di un mondo di persone semplici, la vita quotidiana occupa un posto molto importante in les Champs d’honneur : la fuga del nonno all’isola di Levante, i bollettini parrocchiali, il ritrovo della dentiera d’Aline, i giri sulla 2CV del nonno non possono avere rilevanza che nel quadro di una prospettiva ben ristretta.

2. La struttura o il labirinto dell’io

Il romanzo è diviso in quattro parti ; il narratore restituisce una vasta retrospettiva o tautologia del passato : da quello reso attraverso ricordi personali (I e II parte) a quello anteriore ricostruito attraverso racconti altrui (III parte) oppure quello elaborato completamente tramite l’immaginazione (IV parte).

5- C. PREVOST, Le grand registre, in « l’Humanité », 5 Settembre 1990, pag. 12 ;

 

Due passi avanti, due passi indietro, un’incisa qua, un futuro là, il racconto circola in zigzag attraverso il tempo, in una vasta rettrospettiva. Mancano le indicazioni numeriche dei capitoli : ci sono, inoltre, molte parentesi, che inframezzano la narrazione, cosicchè « le récit avance peu à peu, au gré imprévisible d’une structure en puzzle […] et un mystère se présente, comme si dans ce puzzle nous nous trouvions en présence d’une pièce en trop»5.
La struttura del romanzo, pertanto, si modella su una delle manie della zia Marie, cioè quella :

« […] d’inscrire ses récits dans des vastes rétrospectives, comme si pour elle le plus sûr moyen de retrouver papa vivant était de repartir en arrière, d’inverser de ce point zéro le cours de sa vie, de remonter le temps » (C.H. pag. 121).

Come la zia Marie, il narratore risale il tempo, fino al punto zero del centro perduto : Joseph, suo padre.

6- P. KECHICHIAN, op. cit, pag. 3;

 

La scrittura de les Champs d’honneur sposa magnificamente le inflessioni di questo racconto « qui se développe en une construction circulaire parfaitement maîtrisée »6 e che ritma la progressione narrativa, ordinando e dando senso al caos della memoria del narratore.
L’incipit del romanzo getta il lettore « in media res », presentandosi come una conclusione, come il risultato di una ricerca :

« C’était la loi des séries en somme, martingale triste dont nous découvrions soudain le secret» (C.H. pag.9).

Incipit enigmatico che eccita la curiosità del lettore, da ricollegarsi all’ultimo « […] Ah, arrêtez tout » (C.H. pag 188) e che crea un effetto circolare di scrittura . Questo epigrammatico monito al lettore si ricollega all’inizio del romanzo, dove il narratore diceva che lui e le sue sorelle erano « stupides, abrutis de chagrin » (C.H. pag. 9), davanti alla « loi des séries », di cui scopriranno il segreto solo con la comprensione della morte. Il lettore viene chiamato in causa : deve ricostruire la cronologia della diegesi : quest’irrecuperabilità del ricordo, provocata dalla morte e dal dolore nell’animo del narratore crea, infatti, nel labirinto della sua memoria salti cronologici e amnesie. L’inizio della seconda parte de les Champs d’honneur anticipa la morte della zia Marie, che sarà descritta solo nella terza :

« En trois secondes l’affaire - la grande - était réglée. Sa petite tête blanche se couchait sur le côté » (C.H pag 63).

L’accenno alla morte di Marie raddoppia quella del nonno narrata alla fine della prima parte del romanzo, e al contempo crea un contrasto tra quest’immagine di fissità iniziale della zia e la descrizione della sua vita di operosità e dinamicità, che seguirà poi.
La figura di Marie permette, a livello strutturale, che la storia familiare s’incroci con la Storia ; attraverso il passato della zia e la morte dei suoi due fratelli - Emile, appena sposato, padre del piccolo Rémy, ucciso nel 1917 vicino a Commercy, Joseph morto nel 1916 nel settore d’Ypres, evacuato in un ospedale di Tours e agonizzante sotto gli occhi della sorella accorsa al suo capezzale – Rouaud racconta la Prima Guerra Mondiale.
Come la zia, anche il nonno nella parte finale de les Champs d’honneur, gioca un ruolo importante aprendo una via per risalire la storia familiare. Nella casa della figlia vedova, ispezionando nel granaio le cianfrusaglie di famiglia e raggruppando le cose ritrovate, come se « il cherchait à saisir par ce fil rouge une recette d’immortalité » (C.H. pag. 140), il nonno materno fa risorgere dei frammenti importanti del passato. Alphonse, esumando oggetti eterogenei (foto, cartoline, lettere, medaglie e due quaderni),ritrovati in una scatola da scarpe, restituisce il ricordo, aldilà della morte, della generazione Rouaud scomparsa.
Il narratore, attratto da queste testimonianze dei membri deceduti della famiglia, si rende conto delle inquietanti somiglianze che lui e le sue sorelle hanno con i loro antenanti : sente, così, di appartenere ad un processo che non si arresta.

« Confronté à ces bribes de nous-mêmes éparpillées dans ces visages anciens pour la plupart inconnus, on ne pouvait nier être une partie perdurante de ceux-là » (C.H. pag. 140).

L’esumazione di queste foto porta al ritrovamento di un passato, che permetterà, per il senso di appartenenza alla propria progenie, di rievocare la generazione dei nonni Pierre e Aline e il ricongiungimento del narratore con le proprie radici paterne. tramite Si aggiungeranno poi altri oggetti : la grottesca dentiera di Aline e le due fedi ritrovate dal becchino nella tomba familiare durante la sepoltura del padre del narratore.
Come i ricordi della zia Marie portano il narratore a risalire alla Grande Guerra, e alla morte del suo prozio Joseph, così Alphonse gli permette di scovare un’altra pista del passato genealogico. Uno dei due quaderni trovati nella scatola è, infatti, una specie di diario, tenuto da Pierre durante il suo viaggio a Commercy nel 1929, intrapreso per esumare i resti del fratello Emile, morto in guerra.

7- J.C. LEBRUN, Jean Rouaud, Monaco, Editions du Rocher, pag. 42 ;



8- Jean Rouaud, op. cit., pag 42 ;

 

In les Champs d’honneur il racconto vaga, passa e ripassa, seguendo il filo associativo dei ricordi, « par les mêmes endroits, reprend le fil plus tôt abandonné, tandis que tel épisode passé ne semble plus pouvoir s’effacer du regard, comme une incrustation sur l’écran du devenir, même lorsqu’une autre scène occupe apparemment tout le champ de vision »7. Come evidenzia Jean-Claude Lebrun, in les Champs d’honneur sono presenti delle « structures éclatées » che non producono mai un effetto di disperzione, poiché sono « la trace a posteriori du grand chambardement, devenu un traumatisme durable […] »8.
Il dedalo della memoria crea una scrittura, esorcizzata da un’apparente disordinata forma cronologica, scandita dal trauma della morte. Ed è questa scrittura che, insieme ad una sostanza emozionale umana,si presenta come epifanico monumento di amore familiare e filiale.

3. La voce narrante : la regressione all’infanzia

9- G. GENETTE, Figures III, Coll. Poétique, Editions du Seuil, 1972, pag. 265 ;

10- ibidem, pag. 65 ;

11- J.L. EZINE, Mélancolie des estuaires, in « Le Nouvel Observateur », 6-12 Settembre 1990, pag 2 ;

12- ibidem, pag. 118 ;





13- P.KECHICHIAN, op. cit., pag. 3 ;

 

La diegesi autobiografica non è svolta in prima persona singolare, ma plurale. L’uso del « nous » indica che il narratore parla anche a nome delle sue due sorelle, appartenenti, come lui, alla nuova generazione della famiglia Rouaud : è, perciò, intradiegetico.9
L’ottica è quella del figlio che, « anche se già in età adulta trasferisce […] atteggiamenti e percezioni della sua infanzia[…] »10 in tutto ciò che racconta.
Il trauma della morte del padre viene traslato dal narratore nel labirinto della memoria : il narratore, infatti, « dans un milieu d’une galerie des portraits denses et drôles, émus et vengeurs à la fois»11., rimane l’unico sconosciuto.
Questo legame del narratore alla famiglia tende a compromettere la sua capacità individuale « atta a distinguere fra io e non-io, fra interno ed esterno, fra i propri motivi e quelli degli altri » 12 : cioè dal punto di vista della sua famiglia.

« Il n’y a pas, pour dire l’intimité de cette mémoire, de position d’extériorité. Elle ne se raconte du dehors. Elle se vit. L’écriture, qui est l’un des modes de ce vécu, ne la maîtrise pas, ne la plie pas à ses lois, mais s’inscrit en elle, s’y fond, y gagne sa tonalité propre. Mais être au cœur de cette mémoire, comme l’est le narrateur de Jean Rouaud, ne signifie pas qu’on y impose sa présence, son omniprésence. C’est au contraire à partir d’un creux, d’une transparence, que le narrateur s’exprime, qu’il tisse, dans son récit, la trame du temps et du souvenir.13»

Tutto il romanzo è la fuga o il rifugio dell’io nella cellula protettiva della famiglia e dell’infanzia. Tale inconscia regressione verso il nucleo protettivo dell’io, è solo l’estrinsecazione di un io incapace di vivere la sua autonomia.
Il narratore, infatti, riversa la realtà del dolore e del presente nella fuga inconscia in un « nous », in una voce familiare, che lo assorba e che lo consoli.

4. Le grand-père Alphonse

Il nonno materno del narratore intradiegetico Alphonse Burgaud occupa un posto centrale nei ricordi personali del nipote : la sua figura domina, infatti, la prima parte de les Champs d’honneur.
Alphonse è chiuso in se stesso : la sua coscienza introversa e meditativa è , perciò, specchio dell’ imperscrutabilità. Il nonno conduce la sua 2 Cavalli ( 2 CV ) con superba impassibilità, lontano da qualsiasi impatto emozionale. Il narratore, tornando più volte su questi viaggi di Alphonse, sembra voler fare un paragone : come la 2 CV è una vettura rottame « une boîte crânienne de type primate » (C.H. pag 34), così il nonno continua a muovere il suo vecchio corpo, nonostante gli incidenti subiti nella vita.

14- « Elle pestait après le mauvais temps comme après tout ce qui allait mal (C.H. pag. 27) ;

 

In contrasto alla moglie Claire, persona estremamente istintiva ed insofferente14, che ha un atteggiamento di sfida verso la vita e di ricerca disperata di una causa, di un motivo, di un colpevole alla sua sofferenza, il nonno è chiuso e irretito nel suo stoicismo.

« Le grand-père s’y prend à la manière stoïcienne: il s’enveloppe de fumée, de sommeil, de sommeil quelquefois, toujours d’indifférence[...] d’une absence souveraine» (C.H. pag.45) .

Il nonno è ritratto nell’atto del fumo, descritto minuziosamente e più volte nel romanzo, che diviene, data la lentezza del gesto, un momento di piacere e di isolamento.
Un atteggiamento di imperturbabilità dinnanzi alla vita fa sì che Alphonse abbia un’impostazione di vita orientale :

« Un vieil homme secret, distant, presque absent. Et ce détachement allié à un raffinement extrême dans sa mise et ses manières avait quelque chose de chinois. Son allure aussi : des petits yeux fendus, des sourcils relevés comme l’angle des toits de pagode, et un teint jaunâtre qu’il devait moins à une quelconque ascendance asiatique ( ou alors très lointaine, par le jeu des invasions - une résurgence génétique) qu’à l’abus des cigarettes, une marque rarissime qu’on ne vit jamais fumer que par lui » (C.H. pagg. 9-10).

Alphonse può ricordarci Mersault de L’Etranger di Albert Camus. La sua apatia, infatti, lo rende quasi un automa. L’indifferenza accomuna il nonno a Mersault : nel personaggio di Rouaud, però, c’è la fede come consolazione al dolore.
Soltanto con Frère Eustache, Alphonse è in grado di far vivere la sua parte più pura : infatti nel convento, « dans cette ébauche de la Jérusalem céleste », egli « présentait à l’intérieur sa face divine , deponendo « sur le seuil son fardeau d’humanité » (C.H pagg. 45).
Mersault, al contrario, è l’uomo che perde l’io: l’io da Alphonse è vissuto in senso intimo, personale, in uno stoicismo silenzioso ed interiorizzato.
Il nonno non vuole, diversamente dalla zia Marie, insegnare ai nipoti, né il solfeggio né rudimenti di piano: « il faisait celui qui n’entendait pas. Beethoven sourd aux petits Mozarts». Il nonno, nella sua indifferenza orientale, è antitetico a Marie : la sua indipendenza di spirito, le sue « virées solitaires » (pag. 59) lo portano ad una non reattività al reale.
Durante il soggiorno presso la figlia Lucie e il cognato John, il nonno viene descritto nella sua abitudinarietà di comportamenti : la ripetività monotona del passeggiare sempre alla stessa ora, del riposare sempre sulla stessa sedia, del fumare, ramingo nei suoi pensieri, circondato « d’un nimbe évanescent » (C.H pag.50), è sconvolta dalla sua fuga, una mattina. Nessuno sa dove sia andato : lo si cerca ed infine si scopre che è andato in un’isola ad osservare la nudità di giovani donne. Sarà l’ultimo viaggio di Alphonse, questo «vieux rêve de Cythère » (C.H. pag 50), che anticipa quello che di lì a poco sarà il definitivo.

« Grand-père mourait, persuadé d’emporter son secret avec lui – un soir, le cœur donc, dans leur petite chambre si encombrée qu’il fallut déménager le piano pour faire entrer le cercueil – mais le cœur, bien sûr » (C.H pagg. 59-60).

La morte del nonno verrà rievocata in le Monde à peu près :

15- M.P.P. sta per le Monde à peu près, Paris, Editions de Minuit, 1996;



16- Si veda Des hommes illustres, op. cit., pag. 159 ;

 


« Il mourait comme il arrive qu’on meure, comme mon père, comme ma tante Marie, comme mon grand-père»(M.P.P.15pag.199).

La sparizione del nonno è, una della morti che sconvolgono il narratore a undici anni.
Alphonse è poi rievocato in Des hommes illustres : egli farà lavorare, Joseph, padre del narratore (in quanto disertore) come guardiano di animali presso la tenuta del conte di Brègne16, in quanto commosso ed impietosito della disperazione del giovane per la morte dei genitori Pierre e Aline.

5. La tante Marie

La seconda e la terza parte de les Champs d’honneur sono dedicate prevalentemente a Marie: la sua psiche viene scandagliata con una geniale abilità di rappresentazione. La « tante Marie » è la zia paterna, che abita nel giardino adiacente alla casa del narratore. Dopo essere stata insegnante elementare presso le suore, « la plus formidable institutrice de Loire-Inférieure » (C.H. pag. 186), Marie si è dedicata, con la sua precisione metodica, ad un affannoso impegno nelle questioni religiose e nell’organizzazione degli affari della parrocchia. Il suo « s’enrôler dans les légions du Christ » (C.H pag 78), la porta ad essere sempre maniacamente attiva : sempre in azione compila i bollettini, organizza e si adopera come una « bénévole, d’humble fourmi de l’universelle mission évangélique ».
La sua casa è simile ad un museo diocesano : piena di reliquie ed incisioni religiose come quella di Notre-Dame di Lourdes o di Santa Teresa di Lisieux. Al dolore, ella ha reagito con delle armi inedite. Ha un senso molto particolare della negoziazione con la divinità e dell’ intercessione : consiglia alle madri, i cui figli hanno cattivi risultati scolastici, di pregare un santo o un beato specifico per il problema. Ha, infatti, santi specializzati per ogni particolare problema e perfino un catalogo dove sono ordinati per ordine alfabetico e ne sono specificate le intercessioni.
La religiosità della zia è pura bigotteria, basata su riti e preghiere di matrice tradizionale, come, per esempio, quello di salvare i malati con un triangolo di stoffa benedetta.
Rouaud non si limita ad una bonaria ironia nei suoi riguardi, ma scava nei meandri della sua personalità, nel mistero triste della sua esistenza che consiste nella « somme de renoncements qui lui valait cette réputation de bienheureuse» e nella sua « vie austère, étriquée, monotone» (C.H pag 79).
Il gran segreto che Marie porta dentro di sé, lo si scoprirà nei pochi mesi che separano la morte del padre del narratore da quella di lei.
Il dolore per la morte del nipote è così immenso, che la zia pian piano perde la coscienza, «balayant le siècle du faisceau de sa mémoire » (C.H. pag. 123). I cinque giorni che separano la morte del padre del narratore, che avviene il 26 Dicembre, al nuovo anno, sono vissuti da Marie in una sorta di trance, alternata a prostrazione religiosa. Confonde, nei suoi deliri, in preda alla follia, il nipote Joseph, con il richiamo e la ricerca dell’omonimo fratello, che, ferito in Belgio, era morto a 21 anni nel 26 Maggio 1916. Dopo la morte del nipote Joseph, nemmeno i santi e le preghiere non riescono più a tenere in vita Marie, che si smarrisce in un mondo onirico ed allucinatorio. Confondendo presente e passato, realtà ed immaginazione, alla fine della vita, ella abbandona inconsciamente la forma psichica in cui ha vissuto per quarant’anni e più e si libera dei traumi e dei lutti mai superati finora.


Marie permette di collegare la morte del padre ad una serie di sparizioni ignote al narratore :

« La confusion ne venait pas d’elle, mais de nous, de notre lecture de ses visions. Le nœud de l’affaire, c’est que, tout à notre chagrin, nous faisions comme si papa était le seul Joseph à être mort depuis les débuts officiels de l’univers, c’est-à-dire jusqu’où portaient nos souvenirs C.H pag. 121).

Marie è incapace di comprendere il dolore : diviene un’automa e soccombe quando dopo avere, tutta la vita, «négocié avec les saints- leur côté humain, sensible aux compliments, aux hommages, aux marchandages », inconsciamente comprende di non aver ottenuto niente.

« [...] Notre vierge Marie franchit le seuil de sa dernière demeure, comme une reine, l’âme rougissante que deux si bons hommes consacrent ainsi sur le pavois sa féminité timide » (C.H pag 138).

La zia muore il 19 Marzo, giorno di San Giuseppe, nella ricorrenza dell’onomastico del fratello e dell’omonimo nipote recentemente scomparso, circostanza che sembra essere una beffa del caso nei suoi confronti.

Questa sua morte sarà raccontata nuovamente in le Monde à peu près :



17-M.P.P sta per le Monde à peu près, Paris, Editions de Minuit, 1996;







18- C.H, pag. 165;

19- J.P. RICHARD, Des eaux et des pierres, in «Terrains de Lecture, Paris, Gallimard, 1996, pag. 148;

20- Espressione futurista di Marinetti ;

 

«Car à la mort de notre père avait succédé celle, trois mois plus tard, de la tante Marie, foudroyée par le chagrin, s’en prenant pour la première fois de sa vie au Ciel dont elle avait pourtant accepté en bonne chrétienne les épreuves, confiante dans une mystérieuse mais bienveillante attention divine à son regard, et donc passe que deux de ses frères aient été tués à la guerre[..], mais avec la mort brutale à quarante et un ans de son neveu bien-aimé, quelque chose cette fois ne passait pas»(M.P.P.17 pag. 83).

Nella terza parte di les Champs d’honneur, dopo aver descritto la morte di Marie, Rouaud rievoca la sua figura, evidenziando le cause l’hanno portata a questa sua bigotteria, forma di esorcismo del dolore.
La storia dei suoi lutti è qui ripercorsa: la vediamo pregare e negoziare con i santi, all’ospedale, quando il fratello Joseph nel 1916 (C.H pag. 160) rimane ferito e poi muore. E inoltre, a causa della guerra, nel 1917 Marie subisce anche la perdita di un altro fratello: Emile18.
Questi due lutti concorrono a chiuderla in una religiosità estrema, in una iperattività e in un agire febbrile. Il suo piccolo corpo infinitamente attivo, la sua lingua abile «ne cessent pas de la propulser aux quatre coins de l’espace familial et villageois»19.
Tramite Marie, Rouaud critica il cristianesimo come culto esteriore : la zia e la sua bigotteria malata, infatti, sono un’aperta parodia verso il «pecorismo»20 nazareno.
Al tempo stesso, tuttavia, la zia suscita tanta pietà nel narratore, che la Riscatta attraverso la sua «sympathia», che nasce dalla comprensione per la sua religiosità ossessiva e patologica.
Marie è personaggio comico: ma quando la riflessione interviene nel lettore, l’ilarità si tramuta in pianto. Marie è una vittima del Caso: la forma psichica da lei adottata non è nient’altro che una costruzione inconscia per continuare ad esistere.
Nel suo atteggiamento tutto è ossessivo e psicotico: pensiamo alla precisione metodica che ha, nell’organizzazione degli affari della parrocchia, aiutando il prete in ogni missione evangelica.
Questi traumi subiti influiscono anche sul suo corpo: lei, a solo 26 anni, aveva subito l’interruzione del ciclo mestruale, restando una « jeune fille mère immaculée de quarante enfants l’an » (C.H pag 150).
La rinuncia alla maternità la spinge a ripiegarsi «à l’imitation des saints et l’enseigneiment des enfants (C.H. pag. 146). Ella ha, perciò, la morte nell’animo :

« Cette longue et secrète retenue de chagrin, ce sang ravalé comme on ravale ses larmes, et par cette mort sa vie à jamais déréglée (C.H. pag. 152).


21- Vedi Des hommes illustres, pag. 152;
22- Vedi Des hommes illustres, pag. 120;
23- P.V.C sta per Pour vos cadeaux, Paris, Editions de Minuit, 1998;
24- « malattia psicologica, che è uno stato euforico, non motivato, con sensazione di potenza e di falso benessere » in A. BALESTRIERI, Psicologia medica e psichiatrica, Torino, Utet, 1969, pag. 186;


25- Si veda anche Pour vos cadeaux ;









26- B.DE SAINT VINCENT, Rouaud : savoir-vivre ou savoir-mourir, in « Le Quotidien », 3 Ottobre 1990, pag. 6 ;

27- LEOPARDI, in « La Ginestra », v. 51 ;

 

Marie ritorna più volte nella seconda parte di Des hommes illustres, come unica parente rimasta al padre del narratore Joseph. Ella consolerà il nipote orfano e lo sosterrà durante il funerale del padre Pierre, che segue a quello della madre di lui21. Ed eccola di nuovo ricomparire, con la sua solita operosità vorace, mentre si occupa del teatro di Random, alla presenza e o all’assenza del nipote22.
«Miss Marple mystique»(P.V.C.23 pag. 62) è affetta da mania24, la cui origine è mostrata in les Champs d’honneur.

6. Thanathos o l’unico campo dell’onore

L’istinto di morte è presente in ogni pagina de les Champs d’honneur. E’ evidente che le pulsioni freudiane, Eros e Thanatos, dominano il romanzo, senza, peraltro, essere in equilibrio : predomina massicciamente Thanatos, come se Eros fosse là solo per permettere che l’istinto di morte si manifesti.
In les Champs d’honneur si trova ogni variante e forma d’amore : quello filiale e parentale del narratore, quello coniugale della madre, divenuta morta vivente25 dopo la scomparsa del marito, o quello di Pierre, che muore d’amore dopo il decesso della moglie Aline ; l’amore fraterno della zia Marie, a cui s’interrompe il flusso mestruale, dopo la morte di Joseph o quello di Pierre che esuma le ossa del fratello Emile.
C’è poi un’altra forma di amore, strettamente legato alla nozione di « champ d’honneur », l’amore della patria, anche se il pattriottismo e il nazionalismo sono sentimenti che il narratore ignora.
Il titolo del romanzo è solo la parodia della visione ottimistica della vita e dell’antropocentrismo : l’unico campo dell’onore concesso all’uomo è la morte, che ingloba e rumina, nel suo processo di distruzione, ogni forma vivente. Tutte le creature, soffrendo, scoprono che la morte è l’elemento più naturale della vita.
les Champs d’honneur « est un livre sur la mort »26, da cui traluce un profondo pessimismo : l’uomo è soggetto al caso, ma poiché ne è inconsapevole, s’illude delle « magnifiche sorti e progressive »27.
Il narratore vive in un nichilismo completo, in un mondo senza metafisica né trascendenza : la condizione umana implica, infatti, solo sofferenza e tristezza.
Scene di dolore si moltiplicano nel romanzo, tra le più atroci, come quelle consacrate alla guerra, o al trasporto di Joseph ferito da Ypres a Tours, sotto la pioggia che « pénètre jusqu’au centre de la terre, comme si le monde n’était plus qu’une éponge, un marécage infernal pour les âmes en souffrances » (C.H. pag. 159).
Il mondo è solo caos, e l’uomo si sforza, illudendosi invano, di poterlo ordinare. Quando i bambini salgono nel granaio, dopo la partenza del nonno, non riescono più a riconoscerlo :

« Si l’on considère que l’ordre n’est qu’une varation algorithmique du désordre, alors on peut dire du grenier ordonné selon grand-père que c’était la même chose qu’avant mais dans le désordre, c’était-à-dire qu’au chaos il avait substitué un autre chaos (C.H. pag. 138).

Sotto l’apparenza del mondo non si trova che disfacimento, come nella coppa da frutta :

« Elles [les noix] reposaient encore au fond de la coupe, blanches, propres, javellisées, comme une victoire sur le temps. Il fallut vite déchanter : l’intérieur était tout poussiéreux et les quelques amandes sauvées si sèches, si rabougries, qu’on se faisait l’effet de pilleurs de tombes ingurgitant le repas funéraire placé près du corps en prévision du grand voyage (C.H. pag. 92).

All’uomo non resta che il proprio destino, quel « secret éventé depuis la nuit des temps mais à chaque fois recouvert » (C.H. pag. 9).
Lo spazio della vita è, perciò, un campo d’onore dove, fatalmente, la morte prende l’uomo da combattente. Vivere è essere per morire: « le secret de toute vie s’abreuve à cette source noire ».

28- « Un soir, sans semonce ni rien, le cœur lui a manqué » (C.H pag. 9) ;

 

La morte, inoltre, non solo nella struttura d’insieme, gioca un ruolo importante : con leggere varianti, ogni parte del romanzo è strutturata in modo da raddoppiare questo tema. Nel racconto si crea, in modo crescente, un’atmosfera d’ecatombe : la prima parte si apre con la morte del nonno Alphonse28 e termina con lo stesso tema ; la seconda parte racconta il decesso della zia Marie ; la terza rievoca gli eccidi della Grande Guerra. ; la quarta si svolge interamente nel cimitero di Random. La morte è così punto di partenza e di arrivo. L’unica parte, la terza, che inizia con una nascita, narra solo dei lutti, come quelli dei bambini di Aline o quello del figlio di Mathilde, per poi affrontare il racconto d’ecatombe collettiva della Grande Guerra.
Quest’ultima diviene l’invisibile punto di congiunzione di tutte le linee di fuga della diegesi romanzesca : Thanatos assume ora una dimensione collettiva e universale. Il narratore osserva che :

« Nous n’avons jamais vraiment écouté ces vieillards [la génération des grands-parents] de vingt ans dont le témoignage nous aiderait à remonter les chemins de l’horreur » (C.H. pag. 156).

Rouaud vuole, pertanto, riconnettersi a quel passato, che, nell’immaginario collettivo, ha rappresentato un monumento glorioso della vittoria, evidenziando ciò che la storiografia ufficiale ha volutamente omesso : la descrizione di innocenti morituri, dilaniati dalle bombe o di corpi in putrefazione, di uomini straziati da lesioni profonde, da amputazioni, che sentono « la brûlure aux yeux, au nez, à la gorge » e hanno « de suffocantes douleurs dans la poitrine », una tosse violenta « qui déchire la plèvre et les bronches » e che « amène une bave de sang aux lèvres » (C.H. pag. 156).
Il titolo les Champs d’honneur è, perciò, anche una parodia del militarismo e del patriottismo : la morte del soldato verrà solo « sertie d’un mince bandeau noir, monument de tristesse à l’en-tête d’un titre de roman héroïque : les Champs d’honneur et au sous-titre d’une édition de gare : où coula à flots le Sang de France en 1914-1916 » (C.H pag 162).
La quarta parte quest’atmosfera tanatologica : essa si svolge al cimitero di Random, dove il nonno Alphonse, davanti alla tomba di Aline e Pierre, i nonni del narratore, guarda la zia Marie e Joseph, suo futuro genero : i protagonisti dell’ultima serie di morti della stirpe Rouaud.

7. La pioggia

Immagini di tristezza e di consunzione, vengono rese nel testo, tramite la descrizione dell’acqua e degli agenti atmosferici. Il clima della regione nantese si caratterizza, infatti, essenzialmente per la pioggia.

Essa riappare nel romanzo un po’ dappertutto, poiché la « norme », dice il narratore, « c’est la pluie » (C.H. pag. 21). In Loira-Inferiore, è una compagna fatale, una « noria incessante » (C.H. pag. 16). Una pioggia insistente, tenace spesso nefasta diviene quasi un minimalismo musicale, dal ritmo ossessionante, tramite la ripetizione infinita dello stesso motivo, senza alcuna progressione. Essa impedisce, inoltre, la visione netta che portano gli occhiali, e riempie di dolori i poveri che deambulano per strada. Diviene una considerazione universale sull’uomo : la pioggia, la tristezza.

« Le ciel et la mer indifférenciés s’arrangent d’un camaïeu cendré, de longues veines anthracite soulignent les vagues et les nuages, l’horizon n’est plus cette ligne de partage entre les éléments, mais une sorte de fondu enchaîné. Le pays entier est à la pluie : elle peut soudre des arbres et de l’herbe, du bitume gris à l’unisson du ciel ou de la tristesse des gens » (C.H pag.19).

Questa descrizione evidenzia la tecnica narrativa dello scrittore, che sa da un semplice tratto paesaggistico, passare ad una descrizione universale, che coinvolge gli uomini e i loro atteggiamenti.

31- J.P.RICHARD, op. cit., pag. 137 ;

 

La pioggia diviene « un poison de l’âme, quand elle unit les qualités propres de l’eau à celles d’un monde plus aérien, plus volatil, pour former cet être ambigu, aux limites du nuage ou du brouillard »31.
Il brio crudele della sua caduta sembra far percepire un’angoscia della continuità liquida : la pioggia « est l’élément philosophal » (C.H. pag. 19) che è fatale all’esistenza umana. La paura dell’infiltrazione piovosa scomponendo e dissolvendo le risorse delle intimità viventi, materializza la malinconia nei corpi e nei cuori. Essa diviene anche il passaggio obbligato alla critica della metafisica : « les cieux métaphysiques s’inventent sous de hauts ciels d’azur » (C.H pag.21). Una scrittura che parla della pioggia è in sé volutamente oppositoria alla letteratura solare tipicamente latina. Quest’universo di putrefazione, morituro, viene associato spesso all’acqua, simbolo del transitorio.
La pioggia per Rouaud è un elemento filosofico di liberazione dal dominio della solarità, che ha creato tante illusioni all’uomo, di cui la peggiore è quella metafisica. La pioggia è una cappa d’ardesia, che oscura tutto, accompagnata dalla forza violenta del vento e delle tempeste, forze difficili da dominare, che evidenziano la piccolezza dell’uomo e che legittimano l’ironia sulle sue pretese di essere « faber fortunae suae ». La caduta della pioggia rimanda al continuo soffiare del vento,simbolo di un moto implacabile sul quale l’uomo non ha la minima influenza, che possiede il ritmo della sabbia nella clessidra. Questi simboli appartengono al labirinto della morte quotidiana, che non finisce mai di finire.


32- les Champs d’honneur, op. cit., pag. 19;

33 Vedi Des hommes illustres, pagg. 9-10;

34 Vedi le Monde à peu près, op. cit., pagg. 118-119;

 

«Le pays entier est à la pluie : elle peut sourdre des arbres et de l’herbe, du bitume gris à l’unisson du ciel ou de la tristesse des gens. Tristesse endémique […). La pluie est l’élément philosophal du grand œuvre accompli sous nos yeux. La pluie est fatale. Dès les premiers symptômes, on tend la main. D’abord on sent rien»32.

Il ricordo del soffiare del vento33 e della violenza delle onde del mare sentite dal narratore durante le notti passate al collegio34, sono esempi dell’ordine cosmico sotto la liquefazione degli agenti atmosferici.
Questo sgocciolare pone l’uomo in un contesto di logoramento e di decadenza. E la morte assume paradossalmente una funzione di sollievo, dal momento che il labirinto dell’io non è tanto la morte definitiva, ma l’attesa e il fantasma di essa.
L’uomo, secondo Rouaud, come in La Ginestra di Leopardi si illude, a causa dell’antropocentrismo e dello spiritualismo religioso, di non essere in completa balia del destino e di non essere, di fronte alla vastità dell’universo, un punto sperduto. E il destino beffardo sembra prendersi gioco dell’umanità, quando il cielo improvvisamente torna ad avere « son humeur bleutée » (C.H pag 26) : la solarità illude l’uomo di essere centro e fine del creato, mentre il vero rapporto fra l’uomo e il destino, è « un cache-cache, un jeu du chat et de la souris » (C.H pag 26).

Chapitres suivants :  

[ Haut ]

[ Des hommes illustres ] [ le Monde à peu près ] [ Pour vos cadeaux ]